20 January 2017

Ritorno a Puerto Montt. Si continua verso Nord, i tedeschi e Puerto Varas,

Lunedì 12 marzo 2012

Il Navimag arriva durante la notte a Puerto Montt. Ci lasciano dormire e l’ultimo atto a bordo è la colazione comunitaria, dopo la quale possiamo scendere. Si chiude un periplo: proprio da qui, molte settimane fa, avevo iniziato la mia discesa verso Sud per uno dei migliori viaggi di sempre. Ma il mio percorso non è terminato, anzi.

A quest’ora del mattino la luce che avvolge Puerto Montt è da film,

con le solite forme di un vulcano che veglia sulla città (in realtà il Calbuco, 2003 metri, nell’ultimo secolo è stato abbastanza attivo).

Ci troviamo proprio davanti al quartiere di pescatori di Angelmó, dove mi ero gustato delle indimenticabili prelibatezze di pesce.

Inizia la discesa,

che con gli zaini e la ripidezza degli scalini può risultare pericolosa.

Ormai il Navimag è vuoto,

e tutti ne stiamo uscendo dopo 4 giorni a bordo.

Prendo al volo un bus che mi porta a Puerto Varas, a una mezzora di distanza.

È una simpatica località di villeggiatura di circa 30mila abitanti,

situata sulle rive del bellissimo lago Llanquihue e sorvegliata dalla cima innevata del fantastico vulcano Osorno (2660 m).

Non che esista una spiaggia vera e propria, ma la gente fa il bagno in centro.

Un ape-caffè.

Le viste sono spettacolari e comprendono anche le montagne circostanti (Calbuco e Tronador).

Tedeschi e altri germanofoni

Ma Puerto Varas possiede anche altre storie da raccontare.

L’immigrazione tedesca in questa zona del Cile risale alla metà dell’Ottocento e i loro numerosissimi discendenti ora vivono soprattutto tra Santiago e Puerto Montt, ma questa è forse la regione a più alta densità. L’impronta è dappertutto: ristoranti,

club, associazioni,

scuole.

Erano tedeschi ma anche germanofoni provenienti da Austria, Svizzera, Slesia, Alsazia. Come già raccontato nel primo passaggio da Puerto Montt, il vicino villaggio di Nueva Braunau fondato nel 1877 non riprende il nome della “famosa” Braunau am Inn in Austria, ma quello della Braunau in Boemia, allora abitata esclusivamente da tedeschi e ora parte della Repubblica Ceca con il nome di Broumov.

Come si può immaginare i tratti dell’architettura locale ricordano quelli della madre patria. Soprattutto la locale chiesa cattolica è dichiaratamente ispirata alla Marienkirche di un villaggio non precisato della Foresta Nera,

con costruttori e parroci dai cognomi facilmente identificabili,

e simboli annessi.

Sono state preservate alcune case tra le più antiche della cittadina,

come la Casa Maldonado (del 1890 circa),

la Casa Hitschfeld (fine anni Trenta del Novecento),

e la Casona Alemana (del 1914) tra le altre.

Tipico è il rivestimento di mattonelle di alerce (Fitzroya cupressoides, anche detto cipresso della Patagonia) che ho già incontrato tra Chiloé e la Carretera Austral. Si ritrova anche nelle costruzioni più recenti,

o meno (qui con annessa pubblicità di humitas che si cucinano solo di sabato, basta seguire la freccia…).

Mentre sto per terminare il percorso tra le costruzioni storiche, un’intensa colonna di fumo nero si alza improvvisamente dall’altra parte del paese, con evidente preoccupazione della popolazione locale.

Un manifesto che fa appello alla continuazione delle famose manifestazioni studentesche (e non) svoltesi l’anno scorso in Cile.

Quasi subito parto per Valdivia, altra cittadina di stampo decisamente tedesco.

 

Comments

  1. giuseppina says:

    INTERESSANTE

  2. maritza says:

    Falto la foto de Kuchen!!!! jajaja

Lascia un commento

*