20 January 2017

Quemchi, il paesino di Francisco Coloane

Sabato 21 gennaio 2012

Mi sposto verso Quemchi, il paesino sulla costa del mare interno di Chiloé di cui è originario Francisco Coloane, il famoso scrittore che come nessuno ha saputo raccontare la gente e la vita della Patagonia cilena e della Terra del Fuoco.

Quemchi è minuscolo ma molto carino.

Trovo subito la piccola casa museo dello scrittore.

In realtà l’abitazione di Coloane fu spazzata via dal terre/maremoto del 1960; questa era la casina di una famiglia di amici in cui quando veniva da queste parti passava del tempo.

Fu spostata dal suo posto originario grazie ad una minga, una pratica tipica della vecchia Chiloé, quando tutti si aiutavano disinteressatamente, spiega Adrián custode del museo, un fenomeno ora sempre più raro.

Adrián racconta varie storie su Coloane, di cui è ovviamente un fervente sostenitore.

Lo scrittore nacque in una frazione a 10 km, poi a due anni la sua famiglia si trasferì a Quemchi. Diceva che la sua casina si trovava proprio sul mare.

Sicuramente l’ispirazione non mancava con tali panorami.

Coloane andò poi a studiare ad Ancud in collegio, e già adolescente continuò gli studi a Punta Arenas, dove iniziò anche a lavorare e a scrivere.

Si vedono molte foto antiche, anche le sue ultime visite in paese durante le quali si intratteneva a parlare con i pescatori locali, oltre che a tirare tardi con i suoi amici, serate allietate dal buon vino.

Le storie, vere o mitologiche di Elías Yáñez, uno dei suoi amici, costituirono un’ispirazione per molti racconti dello scrittore. Gran parte de La ballena è ambientato qui.

In centro il busto dello scrittore.

Salmone

Ora anche a Quemchi la vita è cambiata.

I Chilotes hanno una lunga storia di emigrazione, soprattutto verso i campi petroliferi in Argentina o in Cile. A metà degli anni Novanta iniziarono a impiantare nell’arcipelago delle fabbriche per processare enormi quantità di salmone, molte a capitale norvegese. Ce ne sono dappertutto sull’isola, una anche qui a Quemchi dove lavorano circa 500 persone.

È l’unica industria del villaggio, se non ci fosse sarebbero guai: da una parte crea problemi a livello ambientale, dall’altro il lavoro non abbonda e questa è una delle poche risorse presenti. Tre anni fa soffri un colpo molto duro, a causa di un virus che aveva colpito il salmone, secondo qualcuno introdotto ad arte. L’altra risorsa, più che altro per sussistenza, è l’onnipresente papa, la patata.

Anche qui si vedono tifosi di Alexis.

Salgo fino al caratteristico cimitero in cima alla collina,

da qui si vedono le cime innevate delle Ande. Domani ritornerò in barca sul continente.

Comments

  1. Ciao ale
    Grazie aí cileni oggi il kilo del salmone costa meno della carne in brasile. E
    Guarda che il brasile e il piu grosso produtore di carne al mondo

  2. anna ciulli says:

    non conoscevo nemmeno il nome di francisco coloane,grazie oino cacucci ora so chi e’,mi ha subito suscitato la voglia di saperne di piu’,ho appena comprato due suoi libri so che non mi deluderanno,perche’ da sempre sono interessata a quella parte del mondo cosi’ lontana da me. i libri sono TERRA DEL FUOCO eGALAPACOS cioe’ quelli che la libreria aveva,li leggero’poi ne riparliamo ok?

  3. salve signor gori ,io sono un appassionato di francisco coloane e sud america e patagonia in special modo.lei mi ha preceduto il viaggio che voglio fare io….complimenti lei è un grande.mi piacerebbe fare conoscenza tramite internet,io non sono un grande esperto….ma davvero bello il suo reportaj w la patagonia w francisco coloane.ciao

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