17 January 2017

Patagonia ¡Sin Represas! I folli progetti (a capitale italiano) di dighe in un territorio vergine

Lunedì 30 gennaio 2012

In questi giorni tutti siamo rimasti abbacinati dalle bellezze di un territorio incontaminato come la Patagonia cilena. Tuttavia quasi subito ci si rende conto che esiste un però. Dappertutto si vedono cartelli, adesivi, poster con la scritta «Patagonia ¡Sin Represas!».

Probabilmente questa regione rimarrà vergine ancora per poco. Esiste infatti un progetto per costruire cinque centrali idroelettriche sui fiumi Baker (due) e Pascua (tre), i corsi d’acqua con più portata del paese.

Non sempre l’energia idroelettrica è da considerarsi pulita. Il megaprogetto da oltre tre miliardi di dollari devasterebbe alcune zone di questa regione, una delle più grandi rimaste quasi intatte sulla Terra, a beneficio di pochi, anzi pochissimi (leggi mantenere il ritmo di crescita del Cile).

Verrebbero prodotti 2750 MW all’anno, un’enormità (circa un terzo dell’attuale fabbisogno elettrico del paese), ma oltre 5mila ettari di foreste sarebbero allagati, per non parlare dell’impatto del trasporto dell’energia elettrica prodotta fino a oltre 2mila di km di distanza (il che farebbe ascendere i costi a circa 7 miliardi di dollari).

Nonostante i  nuovi posti di lavoro che verrebbero creati, la maggioranza della popolazione locale è contraria: oltre allo scempio ambientale e paesaggistico, teme anche un epocale cambiamento del tessuto della società, con l’arrivo di molti lavoratori che introdurrebbero aspetti negativi ancora sconosciuti da queste parti.

Un particolare: Hidroaysen, la società promotrice del progetto, appartiene a Endesa Chile (51%) e a Colbún (49%); a sua volta Endesa Chile è controllata dall’Endesa spagnola che al 92% è proprietà dell’Enel italiana…

È facile immaginare che il progetto è riuscito a farsi strada grazie alla penetrazione di Endesa che come altre compagnie spagnole possiede canali privilegiati in America Latina, ma dopo la sua acquisizione nel 2009 il capitale è italiano e forse non tutti, neanche in Cile, ne sono a conoscenza.

Come si può immaginare le proteste in tutta la Patagonia sono molto estese, anche se la popolazione che vive in queste regioni è numericamente scarsa. Nello scorso maggio le manifestazioni sono arrivate anche a Santiago, dove 30mila persone sono scese in piazza.

Il dibattito nella regione di Aysén è ampio. A Villa Amengual, il villaggio in cui ci siamo fermati per la fiesta costumbrista, su una pubblicazione che hanno passato ai passeggeri il sindaco di Lago Verde si affrettava a spiegare che nessuno degli sponsor era in nessun modo legato a quelle multinazionali.

Ma è anche vero che, come mi raccontano, HidroAysén sta iniettando molti soldi nelle comunità interessate, costituendo vari tipi di servizi e cercando di ingraziarsi (comprare?) gli abitanti della zona.

Ad aggiungere pepe alla questione, qualcuno (come il mio vicino di posto sul bus dell’altro giorno)  critica anche il comitato promotore del no, per via della presenza del polemico miliardario Douglas Tompkins, quello del Parque Pumalín: come raccontato, ha acquisito un immenso territorio comprando appezzamenti da privati, discendenti dei coloni, che comunque non erano interessati a mantenerli visto che le montagne non si possono usare né per l’agricoltura né consentono l’allevamento. Qualcuno ci vede del losco, altri criticano le autorità per avergli permesso di rilevare un esteso territorio che comprende anche molti tratti di frontiera con l’Argentina.

Parallelismi

Con le dovute differenze, sembra quasi la discussione in corso in Carnia riguardo all’elettrodotto Wurmlach-Somplago che sul suo percorso deturperebbe una zona montana ancora vergine [informazioni al riguardo su Carnia.la].

La popolazione decisamente contro, i politici che spiegano che per il momento si tratta di studi di fattibilità, ma intanto la decisione è stata probabilmente già presa. Qui in Patagonia però gli interessi economici risultano decisamente più importanti e il territorio molto più ampio.

Qui i siti di Patagonia Sin Represas ma anche dell’iniziativa italiana Patagonia Senza Dighe.

Comments

  1. oi, Petis.
    Un supermandi, non so cosa ho combinato per skype…
    Udinese super, anke se…
    Noi bene…
    Altre cose ci sono, ma ci “sentiamo/scriviamo”
    un super abbraccio
    f e m

  2. ciao ragazzo , sei fonte di continui spunti (e di giramenti di balle , visto che tu sei là e io in ufficio e fuori si ghiaccia…).
    rispondo qua anche se ho letto + che altro articoli balkanici+ varij.
    nos vemos.

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