20 January 2017

Gli spettacolosi geyser del Tatio a 4300 metri e l’ultima notte all’Osservatorio

Mercoledì 4 aprile 2012

È il mio ultimo giorno ad Atacama e sono riuscito a trovare un’agenzia che organizza l’escursione ai famosi geyser del Tatio, nonostante la strada sia stata interrotta per le famose inondazioni del deserto.

Si parte alle 4 di mattina per essere sul posto quando sorgerà il sole, ci metteremo tre ore. Le varie agenzie passano a recuperare i partecipanti nei vari ostelli e alojamientos. Alcuni miei coinquilini attendono un grosso camion in piena notte.

Nel mio minibus invece c’è un folto gruppo di brasiliani del sud venuti in moto, da Foz e Curitiba soprattutto. Qui la giacca di un «anormale dell’asfalto» (sic), dallo stato di Paraná.

Non conoscevo questa passione che coinvolge così tante persone da quelle parti, anche se in varie occasioni in questo mio periplo ricordo di aver visto adesivi di gruppi simili: quando qualcuno intraprende un viaggio lungo crea un adesivo che poi appiccica dappertutto sul cammino. Qualche esempio.

Uno dei due minibus della nostra agenzia tira l’altro per evitare di rimanere impantanati in un tratto difficile

Solo le 4×4 ce la fanno a passare direttamente.

Da lontano si vedono già i vapori che ci attendono,

e un primo specchio.

L’entrata del campo geotermico dove bisogna pagare un biglietto.

Il campo si trova a 4300 metri di altitudine ed è gestito dagli indigeni atacameños ma che non parlano più la loro lingua chiamata kinza.

La fumarole pompano al di là della barriera.

Il sole sta per raggiungere le montagne imbiancate dalle nevicate di questi ultimi giorni.

El Tatio è il campo geotermico più grande dell’emisfero australe (il terzo al mondo), e il più alto della Terra.

Qui esistono 64 geyser,

uno più piccolo si “carica” ogni 3-5 minuti,

altri hanno bisogno di più tempo,

alcuni di 15 giorni e spruzzano più in alto.

L’impronta dei diversi minerali.

I vapori rendono la zona come un’immagine dantesca,

con le ombre accennate delle persone.

A sorpresa appare anche un uccellino a godersi lo spettacolo.

Altre immagini di un altro mondo.

Un’altra attrazione è una pozza calda in cui la gente si immerge.

All’uscita dell’acqua bollente cucinano addirittura le uova in tegamino.

Non è proprio calda uniforme, miscelandosi con quella fredda, ma il posto è fantastico e soprattutto con il bel tempo finalmente.

Si vedono le vicuñas,

ovvero un altro animale tipico dell’altopiano.

Ci spiegano che mangiano i piccoli cespugli che crescono a questa altitudine, ma ne lasciano sempre una parte in modo che ricresca.

Scendendo ci fermiamo in un altro villaggio pittoresco con l’ennesima incantevole chiesetta antica.

Appare molto sgarruppato,

con tetti di paglia,

con qualche sorpresa,

iscrizioni,

anziane indigene che vendono ricordini,

tra i quali anche dei piccoli lama.

Delle signore preparano al momento empanadas nella versione fritta,

la mia è ripiena di formaggio di capra.

Per strada appaiono altre vicuñas,

lama,

e una signora che sembra che li porti in giro come se fossero cani,

Il cono del vulcano ci guarda con severità, ma oggi il tempo è stato fantastico.

L’osservatorio

Il deserto è un luogo perfetto per l’osservazione astronomica. Uno dei più importanti osservatori sorgerà proprio a una quarantina di km da San Pedro. Ma esiste anche un’altra possibilità, un piccolo laboratorio situato a una decina di km dal paese e gestito da una simpatica coppia di astronomi, il francese Alain e la cilena Alejandra. Il problema è che nelle ultime settimane il tempo è sempre stato incerto o proprio pessimo. Per fortuna stanotte, proprio la mia ultima qui, riapriranno l’escursione dopo almeno tre settimane (una piccola ricompensa del brutto tempo dei primi giorni ad Atacama). Per questo la coda è lunga nel loro ufficio di San Pedro.

Ci ritroviamo più tardi per prendere il bus, il giro inizia alle 23 per chiudersi all’1:30.

Rimaniamo tutti a bocca aperta nell’ammirare la Via Lattea come probabilmente nessuno di noi l’aveva mai vista.

La spiegazione è chiarissima e divertente. Alain ha montato una dozzina di telescopi in giardino, già puntati sulle varie stelle o pianeti, tra i quali gironzoliamo.

Poi entriamo nella loro casetta-laboratorio,

per una bevanda calda e le ultime storie.

Proprio la sera prima di ripartire da San Pedro,

è stata sicuramente una sorpresa spettacolosa.

Comments

  1. Giacinto says:

    Stupendo, conto di visitare anch’io il sito in dicembre2014

    • ciao scusa il disturbo ma dovrei andare per lavoro in quei siti. Cosa mi consigli come attrezzatura fotografica e soprattutto che abbigliamento consigli?

      Complimenti le foto sono splendide e viene la voglia di visitare quei luoghi
      enzo

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