19 January 2017

Stasera Šakhtar-Roma. Intervista con Jakob Preuss, autore di un documentario sulla squadra ucraina

Martedì 8 marzo 2011

Questa sera nei ritorno degli ottavi di finale di Champions, la Roma si gioca il passaggio del turno a Donec’k, in Ucraina Orientale. Non sarà un’impresa facile ribaltare la vittoria degli ucraini per 2-3 dell’andata all’“Olimpico”.

Ma Donec’k non è una città qualsiasi. Al recente Trieste Film Festival (Alpe Adria Cinema), ho avuto la possibilità di vedere il bel documentario The Other Chelsea, a story from Donetsk, del giovane regista tedesco Jakob Preuss. Il film racconta la complessa realtà e le contraddizioni della regione mineraria del Doneckij Bassejn (il Donbass), l’immenso bacino minerario dell’Ucraina Orientale e della sua capitale Donec’k, attraverso la squadra dello Šakhtar (Il Minatore).

Il giovane oligarca ucraino Rinat Akhmetov, l’uomo che controlla gran parte delle attività minerarie (e non solo) della zona, è anche il proprietario dello Šakhtar e negli ultimi anni non ha badato a spese per rinforzare la squadra: i suoi ultimi allenatori sono stati Nevio Scala, Bernd Schuster e, dal 2004, Mircea Lucescu. I risultati si vedono: se scudetti e coppe nazionali vengono equamente divisi con gli arcirivali della Dynamo Kyiv, negli ultimi anni lo Šakhtar si è regolarmente qualificato per la fase a gironi di Champions League e nel 2009 ha addirittura conquistato la Coppa UEFA. Nell’agosto dello stesso anno, con un concerto di Beyoncé, è stata anche inaugurata l’avveniristica “Donbass Arena”, il nuovo stadio dello Šakhtar che ospiterà anche una semifinale di Euro 2012.

Come raccontato in un’altra storia di questo sito, nel 2003 ebbi la possibilità di ammirare dal vivo lo Šakhtar nel preliminare di Champions contro lo Sheriff di Tiraspol’, la squadra della Transdnistria.

L’intervista

Jakob tiene a precisare che il calcio non è il tema principale del suo lavoro. «Assolutamente. Volevo raccontare vari aspetti della società locale attraverso il calcio. Non ho studiato cinema, ma legge e scienze politiche. La prima volta mi sono recato a Donec’k fu come osservatore elettorale, proprio durante la “Rivoluzione” arancione, un’epoca interessante per capire la società post sovietica. Allora mi sono reso conto anche dell’importanza del calcio e di Akhmetov: era un buon modo per raccontare i contrasti tra i minatori e gli oligarchi e il calcio rappresenta solo una scusa per farlo».

L’idea di farne un film venne tempo dopo. «Avevo vissuto a lungo in Russia e avevo viaggiato molto, anche partecipando ad alcune missioni di osservazione elettorale in diversi paesi della regione. Solo successivamente ho capito che Donec’k era il luogo adatto, anche perché la città è fuori dai circuiti, anche per chi si occupa di Europa Orientale. Ho scelto Donec’k perché prima di andarci non conoscevo la profonda divisione tra Blu e Arancioni ed ero scioccato dal modo in cui i mezzi di comunicazione ne parlavano all’epoca della “Rivoluzione”, usando una retorica tipica della Guerra Fredda. Poi tornai nel Donbass per fare delle ricerche, con un’idea completamente diversa: fare qualcosa sulla società e sulla gente; prima ho realizzato due documentari senza soldi, intervistando molti giovani, ma poi la storia del club di calcio venne fuori».

Durante la “Rivoluzione” Arancione si vide una totale polarizzazione della politica in Ucraina. «Gli Arancioni ottengono il 90% dei voti a Ovest e i Blu il 90% a Est. Ma si tratta di divisioni strumentalizzate: volevo dimostrare cosa pensano le persone, facendo capire le varie posizioni».

Il titolo

Se il documentario personalmente mi è piaciuto molto, l’unica perplessità da parte mia riguarda il titolo, soprattutto se si vuole far intendere che non si tratta di un documentario sul calcio. «Era il titolo provvisorio. Poi l’abbiamo mantenuto perché anche il Chelsea trae origine in un quartiere di minatori, anche se ora è una zona molto lussuosa. Si riferisce dunque anche alla trasformazione di una zona mineraria, e anche al legame con il calcio. Poi quando la montatrice, una signora russa che non sa niente di calcio, né sa cosa sia il Chelsea o chi sia Abramovič, ci ha detto che le piaceva molto. È stata la prova definitiva e lo abbiamo lasciato».

I personaggi

I due bellissimi personaggi principali sono agli antipodi, e rappresentano due mondi che non si sfiorano mai se non allo stadio, dove sono comunque divisi in settori diversi. Da una parte il 55enne Saša, un minatore da sempre sostenitore del club che viaggia nelle trasferte europee in autobus.

Dall’altra il 30enne Kolja, un giovane politico rampante che fa parte del locale Partito delle Regioni, quello dell’attuale Presidente ucraino Janukovič, lo stesso che si opponeva all’ex Presidente Juščenko, capofila della celeberrima “Rivoluzione” Arancione del 2004. Kolja evidentemente viaggia in aereo e siede nella zona VIP dello stadio.

«Quando siamo tornati per la prima volta a Donec’k per trovare materiale non avevamo per niente in testa il calcio. In centro abbiamo notato quell’albergo a 5 stelle, usato dalle squadre che vengono a giocare, un progetto di Akhmetov. Tutti parlavano di calcio, e si stava preparando già il progetto per il nuovo stadio di fronte a quello vecchio. Siamo andati a una partita, abbiamo iniziato a fare delle interviste a caso e abbiamo trovato due tipi, Nikolaj e Saša. Quando siamo tornati a Berlino controllando il materiale ci siamo resi conto che erano proprio grandi. Ma avevamo fatto uno sbaglio: non avevamo preso i loro contatti. Per fortuna ci avevano raccontato che loro andavano a tutte le partite, per cui siamo tornati a un altro incontro nel settore in cui li avevamo visti. Non arrivavano e ci eravamo preoccupati: sono apparsi solo due minuti prima dell’inizio. Poi ci hanno spiegato come mai erano in ritardo: di solito usano la mezzora prima della partita per disintegrarsi di alcool e approfittano fino all’ultimo momento per fare l’ultimo goccetto, di vodka o cognac».

Purtroppo l’amico di Saša non si è visto nel film: «Sembravano due personaggi del “Muppet Show”, ma poi l’amico ha bevuto troppo ed è stato ricoverato in ospedale senza poter tornare più allo stadio, perché significava bere».

Kolja è invece un personaggio tipico della società ucraina di oggi. «Lo avevo visto in un programma televisivo e l’ho contattato. All’inizio era molto aperto, poi forse si è pentito. È stato rieletto e probabilmente avrà buone possibilità di arrivare alla Rada (il Parlamento Nazionale) nelle prossime elezioni perché sta lavorando bene per il suo partito e verrà ricompensato. Mi ha chiamato per vedere il film prima che fosse finito. È venuto con la sua ragazza a Berlino per il finesettimana, alloggiando nel miglior hotel della città dove ha pagato in contanti. Si era addirittura offerto di comprare i diritti del film per Ucraina, Bielorussia e Russia, ma abbiamo rifiutato».

Anche i minatori erano preoccupati. «Quando hanno visto il film si sono sentiti sollevati perché non c’erano scene in cui si vedevano troppo ubriachi. L’alcolismo è un problema grave da quelle parti».

Jakob non era invece interessato a intervistare Akhmetov. «Non ci ho neanche provato. Solo mi sono preoccupato che fosse a conoscenza del mio progetto e che sapesse che stavo girando: in un’occasione gli ho stretto la mano e gliel’ho spiegato brevemente. Non aveva senso avvicinarsi di più a lui. Kolja era già il personaggio perfetto per raccontare anche l’influenza di Akhmetov sulla società».

La conquista della Coppa UEFA

Dopo molte difficoltà per riuscire a ottenere una produzione consistente, Jakob ha iniziato a girare proprio nella stagione 2008/09, quella in cui lo Šakhtar con un’inarrestabile cavalcata ha conquistato la Coppa UEFA, l’ultima della storia visto che dalla stagione successiva il torneo è diventato l’Europa League. Era la stessa stagione in cui l’Udinese di Marino è arrivata fino ai quarti, perdendo contro il Werder Bremen, proprio la squadra per la quale fa il tifo Jakob. «In effetti siamo stati molto fortunati, soprattutto per il sorteggio che in semifinale ha messo di fronte lo Šakhtar contro gli arcirivali sportivi e politici della Dynamo Kyiv».

Oltre che a Kyiv, Jakob ha accompagnato le trasferte a Mosca, Marsiglia e alla finale di İstanbul. Le partite sono rese in modo interessante, attraverso delle animazioni, le foto scattate da due fotografi e l’audio delle radio nelle varie lingue dei paesi in cui si disputavano gli incontri. «Non potevamo filmare per questioni legate ai diritti televisivi della Champions, ma comunque non puoi competere con le 15 telecamere delle loro superproduzioni. Abbiamo cercato una versione più artistica e anche se ora avessi la possibilità di filmare dentro gli stadi, comunque non lo farei».

Se non ci fosse stata la UEFA, il filo conduttore sarebbe stato la costruzione del nuovo stadio, un faraonico progetto di Akhmetov costato circa 250 milioni di dollari, completato proprio nell’estate successiva al torneo. «Avevamo molto materiale e avrebbe funzionato comunque, ma ovviamente così il risultato è stato più efficace».

Sarà molto difficile che il documentario venga distribuito in Italia. Questo è il promo:

A parte la foto di Jakob Preuss (che è mia), le altre immagini di quest’articolo sono tratte dal sito del documentario.

Comments

  1. il fi says:

    l’abbiamo visto assieme a ts…veramente ben fatto e interessante
    e menzione d’onore per la siòra leopardata che manovra gli elevatori della miniera, ripresa nella foto, che sembra estrapolata da un Monty Python

  2. Christian Antonio Francisco says:

    speriamo di poterlo vedere da qualche parte sto documentario, magari lo danno in prima serata su qualche canale mediaset, no?

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