17 January 2017

Insediamento del nuovo Patriarca serbo a Peć

Lunedì 4 ottobre 2010

Ieri si è svolta la cerimonia di insediamento del 45º Patriarca della Chiesa Ortodossa Serba Irinej. Eletto dal Sinodo nello scorso gennaio, aveva sostituito il Patriarca Pavle, rimasto in carica per 19 anni fino alla sua morte avvenuta nello scorso novembre a 95 anni.

La cerimonia, alla presenza del Presidente serbo Boris Tadić, è avvenuta nella sede del Patriarcato serbo alla periferia di Peć, città del Kosovo e Metohija in cui, dall’entrata dai militari della NATO nel 1999, non vive più praticamente nessun serbo a parte i pochissimi che vivono rinchiusi in enclaves [si veda la storia “Scontri in Kosovo dopo Serbia-Turchia. Mitrovica, città divisa, e le enclave serbe” in questo sito].

Irinej, già vescovo di Niš, è considerato un moderato e nel suo discorso inaugurale ha lanciato un appello per la pace in Kosovo. Circa 6mila pellegrini serbi e giornalisti sono arrivati fino al Patriarcato dalla Serbia propriamente detta, Montenegro, Macedonia, Republika Srpska, scortati dalla polizia del Kosovo da Mitrovica fino a Peć. Sulla PTC (la tv serba) si vedevano le immagini delle persone che partivano di notte con una novantina di bus verso il Kosovo. Tra loro anche alcuni serbi che undici anni fa furono costretti a scappare da quella loro stessa di città di fronte alla violenza degli albanesi e che vi facevano ritorno per la prima volta. 3mila hanno seguito la cerimonia dentro il cortile del Patriarcato, gli altri attraverso gli schermi nella zona adiacente. L’intera zona era fortemente presidiata dai militari internazionali della KFOR.

All’entrata di Peć alcuni autobus sono stati attaccati da lanci di pietre da parte di albanesi.

Quest’estate sono ripassato dal Patriarcato; stavano fervendo i lavori affinché fosse tutto pronto per la cerimonia di ieri.

Rispetto alla mia visita precedente, alcuni anni prima, si presentava una grossa novità: nel novembre 2008 si è proceduto con un profondo restauro ed ora tutti i muri esterni sono stranamente dipinti di rosso vivo. Profonde le critiche, anche se si dice che fosse così in origine, a imitazione di Žiča, uno dei monasteri serbi più antichi (iniziato nel 1206) alla periferia di Kraljevo, dal quale ereditò la sede vescovile.

La Pećka patrijaršija (Patriarcato di Peć)

Con lo sfondo delle montagne Prokletije con le loro molte grotte (pećina in serbo), il Patriarcato di Peć è costituito da tre chiese e una cappella unite in un’unica struttura da un esonartece. Quella centrale, dedicata ai Ss. Apostoli e la più antica, fu costruita nella prima metà del sec. XIII per divenire il luogo di sepoltura degli arcivescovi serbi. Dopo un’incursione bulgara Žiča, evidenziò la sua vulnerabilità e la sede arcivescovile venne qui trasferita. Durante la prima parte del sec. XIV Peć divenne il più importante monastero della regione ed acquisì l’aspetto attuale. Nel 1346 l’Imperatore Dušan elevò l’arcivescovado a livello di patriarcato basandone la sede a Peć. Durante l’offensiva turca il Patriarca scappò verso Nord e scomparve, insieme ai giorni gloriosi di Peć.

Quando nel 1557 il patriarcato serbo fu momentaneamente ristabilito a Peć da qui i Patriarchi dirigevano la Chiesa e le sorti dell’intera nazione serba. Durante le guerre Austro-Turche il Patriarcato fu bruciato e il suo ricco tesoro depredato. Nel sec. XIX esso assisté a molte nuove atrocità di turchi ed albanesi, mentre il sec. XX non fu più pacifico: nel 1981 estremisti albanesi bruciarono la maggior parte degli alloggi.

Il Patriarcato di Peć riveste ancora un luogo specifico nella Chiesa Ortodossa Serba come sede della cerimonia di investitura di tutti i patriarchi serbi.

Solo pochi affreschi originali del sec. XIV sono sopravvissuti: l’albero genealogico della dinastia Nemanjić e la Vergine Maria nella parete a Sud. Altri affreschi risalgono al restauro del 1560 ordinato dal nuovo patriarca Makarije Sokolović: uno splendido Giudizio Universale e la rappresentazione del Calendario liturgico con un affresco per ognuno dei 365 giorni. Nei Ss. Apostoli si incontra per primo il ciclo della Passione ed i ritratti dei Nemanjić dipinti nel sec. XIV e leggermente ritoccati due secoli più tardi. Segue il ciclo di pitture che riguardano complessi argomenti teologici. Gli affreschi sulla volta e sulle arcate sono i più antichi (metà del sec. XIII) e presentano similitudini con quelli di Studenica; il più straordinario è la figura della Vergine con le braccia aperte. La chiesa dedicata alla Vergine presenta alcuni dei migliori affreschi del sec. XIV in Serbia, tra i quali i quadri dei 23 membri della dinastia Nemanjić, l’interessante Vergine Glykophiloussa (“del dolce abbraccio”) e l’Assunzione della Vergine sopra l’entrata.

Ora le 30 monache vivono sotto la continua protezione dei soldati italiani della KFOR.

[dalla guida Serbia a portata di mano, Komshe editore, Beograd, 2006; edizione italiana a cura di Alessandro Gori e Andrea Pilia]. Come nelle altre pagine del blog, le foto qui pubblicate sono mie.

Lascia un commento

*