20 January 2017

In viaggio verso Sudest

Da Joburg a Port Elizabeth, giovedì 17-venerdì 18 giugno

Dopo ben otto giorni in cui ero (quasi) diventato sedentario, prossimamente avrò il piacere di saltare come una trottola lungo l’intera fascia orientale del paese, in poco tempo e con combinazioni assurde. Tutta colpa del calendario delle “mie” squadre e, lo ammetto, anche colpa mia che ho comprato i biglietti!

Subito dopo la partita schizzo via quasi subito. Devo ritornare rapidamente verso la stazione vicino allo stadio in cui sono arrivato (Nasrec), per prendere uno dei treni “Metro Link” che mi riportano alla Park Station. Dallo stabile adiacente partono anche i bus a lunga distanza. Mi aspettano almeno 15 ore di pullman fino a Port Elizabeth, una città sulla costa sudest in cui domani la Serbia potrebbe uscire matematicamente dal Mondiale.

Alcune settimane fa, quando sono riuscito a comprare su internet i biglietti sia per Argentina-Korea del Sud che per Serbia-Germania [si veda la pagina “Spostamenti…”] ho dovuto risolvere vari rompicapi. Il principale era trovare un mezzo che mi permettesse di essere presente ad entrambe le partite (ambedue alle 13:30 di due giorni consecutivi, a un fottio di km di distanza): esclusi gli aerei per via degli orari, l’unica opzione rimasta erano i bus, da circa 15 ore appunto.

Per fortuna esiste un treno che collega direttamente la “Soccer City” a Park Station. Al mattino con un minibus ero già venuto fin qui per lasciare il mio zaino al deposito bagagli.

Dallo stadio arrivo un’oretta in anticipo, giusto per mangiare un boccone al volo (niente di che, del pollo fritto, ma almeno in una catena locale) e per comprare qualcosa per il viaggio.

Arriverò domattina a P.E., come la chiamano i sudafricani, in tempo per trovare una sistemazione al volo (ci riuscirò? Stavolta non ho prenotato…), magari farmi una doccia e andare direttamente alla partita. Vedremo.

Mentre faccio la fila per passare il controllo vedo già tre tedeschi, di cui uno senza biglietto (spera di comprarlo a bordo).

A vederlo da fuori il pullman non sembra malaccio, anche se niente a che vedere con i Coches cama argentini, tra i migliori mai provati.

Tra l’altro, come moltissimi bus simili in Sudafrica, il mezzo è un “Marcopolo”, nota industria brasiliana di veicoli il cui primo embrione venne fondato a Caxias do Sul (Rio Grande do Sul) nel 1949 da Paolo Bellini, allora 14enne. Suo nonno era arrivato nel 1885 dalla provincia di Mantova. Ora la “Marcopolo” è una delle più grandi fabbriche dell’America Latina.

Sull’autobus la solita varia umanità. Altri tedeschi a distanza. Davanti a me ci sono due ragazzi cileni che ieri erano a vedere la partita; il Cile giocherà il 21 proprio a PE. Chiedo a loro del Niño (o Nino, come viene spesso chiamato in Friuli) Sánchez e mi rispondono: «È il nostro miglior progetto di giocatore che abbiamo avuto in decine d’anni!». Ma quando esploderà? «Secondo noi proprio in questo mondiale, già contro la Svizzera, così poi l’Udinese lo venderà a 50 milioni!» Speriamo abbiano ragione sulla prima affermazione e (non ancora) sulla seconda.

Dietro, un austriaco che ha vissuto a Buenos Aires chiacchiera con un sudafricano, anche lui in viaggio per seguire le partite. Dice di essere di Graz e tifoso dello Sturm, al che ho un sussulto: ovviamente gli lancio l’assist sul grandissimo Ivica Osim, che proprio un anno fa avevo brevemente incontrato allo stadio “Koševo” di Sarajevo, nell’intervallo di FK Sarajevo-Spartak Trnava per i preliminari di Europa League [si veda la storia “Fudbal per nostalgičari” sul blog Via terra dalla Carnia al Caucaso]. Era appena sopravvissuto a un infarto, e si vedeva che non stava molto bene. Speravo di riuscire a intervistarlo, ma alla fine ho parlato dieci minuti al telefono con sua moglie Asima che mi ha invitato a trovarli in Austria una volta che che Švabo (cioè “tedesco”, così è chiamato dalle sue parti) si fosse ripreso. L’austriaco del bus racconta che in città Osim è un mito vivente e che ora si è ristabilito: dovrei proprio passare di là. Il passeggero aggiunge che siccome Amar (il figlio di Osim) ha appena vinto il campionato bosniaco con lo Željo (FK Željezničar di Sarajevo, per i non avvezzi) si dice che prima o poi ci sarà un altro Osim sulla panchina dello Sturm.

A fianco ho invece una grossa signora intabarrata in un cappotto, con un raffreddore da cavallo. Facciamo una bella coppia con il mal di gola che mi ritrovo per il freddo pungente degli ultimi giorni.

È venuta dalla Namibia a trovare la sorella che vive in Sudafrica. Il suo viaggio si potrebbe definire accidentato: da Windhoek a Gaborone (Botswana), poi a Joburg e ora su questo bus; raggiungerà quindi Cape Town e da là la attendono 22 ore di viaggio per ritornare alla capitale della Namibia. Detto ciò si mette a dormire, sprofondata in un berretto e una coperta di lana.

Ci si ferma in un grill mentre ancora stanno giocando Messico-Francia; per i fumatori o le persone di passaggio la stanno addirittura proiettando all’aperto, con il gelo che fa.

Sono ancora 0-0, ma il risultato finale sarà 2-0 per i centroamericani: ci vorrà l’ultima partita Uruguay-Messico per decidere chi sarà il primo e chi il secondo del gruppo. Passano anche due greci che mi confermano che la loro nazionale ha battuto la Nigeria 2-1.

Contrariamente alle impressioni iniziali, l’autobus è invece scomodissimo. I sedili si reclinano sì e no per pochi centimetri, non si trova spazio per mettere le gambe. Dopo aver pompato due o tre film a tutto volume, alle 23 tutti apparentemente dormono mentre io cerco di avanzare con il materiale del blog. Poi l’autista disgraziato pensa bene di accendere l’aria fresca (con il freddo che fa!) continuando il nostro congelamento. Non senza difficoltà riusciamo a fargli cambiare idea; si può almeno cercare di dormire.

Sonnecchio (male) fino alla cittadina di Queenstown dove, verso le cinque di mattina, la signora scende. Con il miraggio di avere finalmente due sedili a mia disposizione mi addormento in pochi istanti. Ma il sogno dura pochissimo: nella stessa città sale un tipo, ancora più grosso della signora, che va a PE per un’intervista di lavoro. Disastro.

Poi verso le nove altra gente scende e si sta più comodi,

e posso rimettermi a scrivere qualcosa per il blog.

Per fortuna anche qui pochissime nuvole in cielo ed il sole almeno riscalda; non esistono paesi tra una città e l’altra, e i paesaggi di sola vegetazione a perdita d’occhio sono molto affascinanti.

Arriviamo a PE con oltre un’ora di ritardo e la partita già incombe!

Il signore che mi sedeva vicino si prende a cuore il mio caso e mi affida gentilmente a un taxista, in teoria di buon cuore (e di tariffe non gonfiate). Mi propone di andare in una Guesthouse nelle vicinanze, non ho molto tempo a disposizione e accetto.

Evidentemente i prezzi sono come sempre altissimi a causa dei Mondiale (e dagli con l’inculare i turisti della Coppa…): riesco ad abbassare leggermente il costo della stanza e la prendo, anche se qui siamo lontani da tutto.

Mi faccio poi avvicinare il più possibile allo stadio, già si vede l’oceano!

Comments

  1. grandissimo! leggerti è un piacere. continua così. mandi

  2. Continua cosi’ Alessandro che vai forte! E forza Serbia, ma non posso dirlo tanto forte perche’ sono in mezzo agli Australiani di Darwin! E la prossima partita sara’ decisiva. Per la cronaca qui a Darwin c’e’ una nutrita presenza di greci. Alla prossima, mandi

    • alessandrogori says:

      (snaga) forza srbija era anche un partito, chiaramente emulo del beneamato.
      😉
      che ambiente c’e’ li’ per i mondiali?
      se passi dall’aeroporto, chiedi di un bulgaro che ci lavora e salutalo da parte mia,
      a

      • Be’ Darwin e’ la piu’ piccola, forse, tra i capoluoghi dei territori che compongonoo l’Australia per cui non trovi masse di tifosi trepidanti lunghe le strade e le piazze del centro. Il calcio e’ comunque seguito, campi di allenamento e stadi li trovi un po’ dappertutto sia per squadre maschili sia femminili (mia cugina per esempio allena una squadra di ragazzi under 10). Il rugby e il football australiano fanno la parte del leone i socceros pero’ hanno la loro visibilita’ anche se i risultati languono.
        Appena passero’ in aeroporto chiedero’ del tuo amico bulgaro. Qui intanto 32 gradi e tempo sereno (sara’ cosi’ fino a settembre inoltrato)
        Alla prossima.

  3. claudio Stocco says:

    vai ale che passiamo il turno. in italia critiche e polemiche, come sempre. se invece che sul palo il tiro di montolivo fosse andato dentro sarebbe cambiato tutto. non mi sembra che le altre grandi se la passino benissimo. il campionato è molto livellato e ieri beccarsi il gol sul primo (e quasi unico) superamento della metacampo da parte loro è stata sfiga. penso che per qualsiasi squadra sarebbe dura rimontare con una squadra fisicamente dotata che si rintana nell’ area piccola. comunque solita italia, con meno fantasia del solito.
    Tu bene?

  4. Francesca says:

    Ciao Ale, continua a scrivere e cerca di dormire… ogni tanto!!! 🙂 Ieri è saltato il secondo tempo della partita IT-NZ nel 75% delle case piemontesi… come potrai immaginare… abbiamo rischiato la guerra civile! 😉

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