17 January 2017

Il Doğu Ekspresi, in treno da İstanbul a Kars per 36 ore, anzi di più

In treno, da qualche parte in Turchia, venerdì 14 agosto

Al mattino presto prendiamo un taxi per arrivare a Karaköy, poco oltre il ponte di Galata. Da lì salpano i battelli per raggiungere Haydarpaşa, la stazione di İstanbul che si trova già in Asia e da cui partono i treni per l’Oriente.

dogu ekspresi 3

Arriviamo un po’ prima e riusciamo anche a fare colazione. Ovviamente sul posto c’è già qualcuno che pesca.

pescando al mattino

Il battello a due piani è semivuoto. L’aria frizzantina del mattino sul mare ci sveglia immediatamente, ma è soprattutto la luce abbacinante a farci godere in pieno dell’attraversamento del Bosforo.

agia sofia da karakoy

ponte sul bosforo da battello

sultanahmet dal battello

Anche Haydarpaşa è quasi vuota a quest’ora.

haydarpasa 1

haydarpasa 4

Stavolta rimaniamo molto sorpresi vedendo il nostro treno, ma in senso positivo.

dogu ekspresi 1

Di un bianco smagliante, il suo interno lo fa sembrare ad un albergo semovente.

interno treno

C’è anche il tempo per acquistare le ultime derrate per il viaggio, e come sempre se ne occupano S. e Furio. Alle otto in punto il treno parte.

lasciando haydarpasa

Passiamo anche lo stadio del Fenerbahçe, il “Şükrü Saracoğlu”, riammodernato di recente anche per ospitare la finale dell’ultima Coppa UEFA della storia, nel maggio di quest’anno.

stadio fenerbahce

Per moltissimo tempo ci accompagnano i suburbi della parte asiatica di İstanbul che sembra infinita. Poi il treno costeggia il mare.

mare dal treno 2

mare dal treno

Un’altra sorpresa è che il vagone ristorante non è così male come si pensava, considerando che ci troviamo su un treno. E poi, oltre al sempiterno tè, serve anche birra.

birra sul treno

I soliti kebab, köfte e polpettine varie cotte alla piastra non sono proprio male. In questo giorno e mezzo su rotaie le assaggiamo in varie occasioni.

pranzo sul treno

Ad un certo punto su una collina sopra ad una galleria si vede un soldato turco in armi che non si sa bene se saluti o se fermi il nemico.

soldato turco in armi tra Istanbul e Ankara 1

Il viaggio è lungo e bisogna prenderla con calma. Per poco avevamo dimenticato la lentezza dei trasferimenti. Gli ultimi due giorni ad İstanbul sono stati così intensi da sembrare una settimana.

autostrada ankara

Spesso viaggiamo paralleli all’autostrada per Ankara, dal 1923 diventata la capitale del paese per volere di Atatürk: dopo molte ore di viaggio finalmente appare all’orizzonte.

stazione ankara

tramonto in treno

Cala la sera. Grazie all’ultima sosta, il frigo del nostro scompartimento è di nuovo pieno.

frigo in treno

Per cena non ci facciamo mancare niente: il buonissimo formaggio gentilmente offerto da “Carniagricola” con pere e uva, insalata con pomodori, cetrioli e formaggio turco, olive locali e birra.

cibo treno 1

Per dolce lo slatko, ormai all’ultimo respiro, con yogurt turco. Con innaffiata finale di šljiva di Deda Ljuba che terminerà sul treno.

in treno 2

È di nuovo mattina. Il nostro treno è una finestra su una Turchia rurale e sempre più remota, e penetra lentamente in un paesaggio spesso uguale a se stesso.

dal finestrino del treno 1a

Ormai ci troviamo in Anatolia, villaggi sperduti con un unico minareto, qualche volta con case di fango, campi coltivati, mucche al pascolo, grano dappertutto, ogni tanto una stazioncina persa nel nulla.

dal finestrino del treno 2a

cetinkaya

dal finestrino del treno 3a

Alcune volte i paesaggi sono lunari, altre grano e orzo rendono il territorio dorato. Poi appare qualche corso d’acqua e allora ci si incunea in mezzo a canyon su torrenti di acqua dal colore blu intenso.

dal finestrino del treno 5a

Qualcuno di noi inizia a sclerare, sentendosi come un gatto in una scatola di cartone. Ci metterà qualche giorno per riprendere il metabolismo normale. Altri ne approfittano per dormire, riposare e leggere.

trenhotel

La Turchia è lunghissima e ce ne stiamo accorgendo sulla nostra pelle. Questa era una delle idee del viaggio: in aereo si può arrivare in qualsiasi punto in poche ore. Invece viaggiando via terra, pur con molta lentenzza, ci rende conto delle distanze.

 

La fauna umana sul treno è estremamente variegata. Ci sono nonne con nipotino, qualche uomo d’affari turco che nel bar si concede una birra. Si vede una famigliola che sale nella campagna profonda e che forse rende visita a qualcuno in qualche non meglio identificato villaggio sulla linea ferroviaria. In un’ennesima visita al vagone ristorante appare una ragazza che studia ad İstanbul e che vorrebbe andare a fare l’Erasmus al Politecnico di Milano.

studiare alla bocconi

Dopo Erzincan il paesaggio si fa più dolce e si vedono altri campi coltivati con i caratteristici covoni accatastati e centinaia di arnie per il miele.

dal finestrino del treno 6a

In questa zona si ripetono all’infinito solo campi, covoni e minareti. Ogni tanto qualche carro trainato da cavalli, bambini con vestiti trasandati che salutano il treno.

Parlando con il barista scopriamo che abbiamo già accumulato almeno quattro ore di ritardo, per cui alla fine arriveremo ad oltre 40 totali.

tramonto 2 giorno

Scende il secondo tramonto sul treno. A quest’ora è pieno di corvi e merli, come in Kosovo.

dal finestrino del treno 7a

Ad Erzurum, l’ultima grande città prima di Kars a circa cinque ore dal nostro obiettivo, scendono anche le uniche persone rimaste sul nostro vagone: tre statunitensi, che successivamente arriveranno anche loro in Georgia. Come previsto, da queste parti turisti non ce ne sono proprio.

stazione erzurum 1

Nel negozietto della stazione troviamo un simpatico signore che vende di tutto. Parla solo qualche parola di tedesco, per aver lavorato in Germania molti anni fa, ma anche se non ci si capisce molto ci saluta calorosamente.

stazione erzurum 2

Nonostante sembra di trovarci in un posto lontanissimo da tutto, all’uscita della città, proprio vicino alla strada ferrata, si vede il grande capannone di “Carrefour”.

ultima cena sul treno 2

Dopo l’ultimo spuntino con formaggio cremoso, pomodori e pane si accendono le luci sui minareti e sprofondiamo nel buio. Tra poco saremo a destinazione.

dopo erzurum 1

Comments

  1. bellissimo viaggio anche dal finestrino.
    molto buono il treno però, pensavo peggio.
    faceva caldo dentro o c’era l’aria condizionata?
    avevate pure il frigo-bar nello scompartimento!
    e quel mega panino, chi lo preparava con quella t-shirt venetoide? andrea? non era mica un turco? forse un kurdo, immigrato a vicenza dove ci sono moltissimi serbi!
    avete trovato anche gli uccelli di kosovo polje…emigrati fin là chissà come, pure loro…
    ottimo un pò di ramadan alla friulana visti gli sviluppi caucasici.

    • alessandrogori says:

      si, bellissimo dal finestrino!
      come raccontavo nella storia, con nostra grossa sorpresa il treno era praticamente un albergo su rotaie.
      poi a me piace molto viaggiare in treno. ho scritto, letto, parlato, dormito, mangiato, bevuto, potendo anche muovermi.
      nel 2003 avevo fatto lo stesso numero di ore in uno strettissimo seggiolino di autobus, neanche da paragonare!
      c’era anche l’aria condizionata, frigo bar (pieno).
      non era andrea con la maglietta.
      si, li uccelli di kosovo polje… infatti da quell’uccello (kos in serbo) deriva il nome della provincia…

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