20 January 2017

Anche la Spagna per la prima volta

Cape Town, mercoledì 7 luglio

Domenica sera al “Soccer City Stadium” di Johannesburg una nazionale diventerà Campione del Mondo per la prima volta, aggiungendo il suo nome alle sette che hanno già conquistato il massimo alloro calcistico.

Dopo l’Olanda, stasera la Spagna si è infatti qualificata per la finale sconfiggendo la Germania di misura (come sempre accaduto finora). I tedeschi, che avevano fin qui ben impressionato rifilando quaterne di reti, stasera si sono presentati timidi e rassegnati, in attesa di un contropiede che non è mai arrivato. Già contro l’Argentina avevano lasciato (almeno fino al secondo gol) l’iniziativa agli avversari, riuscendo a colpire magistralmente la difesa di burro (non in castigliano) albiceleste.

Privi di Müller, oggi i teutonici di Löw hanno invece creato una sola occasione pericolosa e sono stati molto deludenti, con Podolski in ombra, Klose abbandonato a sé stesso in avanti e soprattutto senza personalità, proprio il contrario delle partite precedenti.

La Spagna ha dominato l’incontro mantenendo saldamente il possesso palla, con il consueto tiki taka (ragnatela di passaggi) di blaugrana memoria orchestrato da Xavi ed Iniesta. Oggi Del Bosque ha lasciato in panchina el Niño Torres così opaco in queste settimane, inserendo il giovane Pedro ed elevando così a ben sette giocatori del Barça tra gli 11 titolari. Pur giocando meglio delle apparizioni precedenti, ancora una volta la Roja non è riuscita a tradurre un tale dominio in azioni pericolose sotto porta.

L’unica rete dell’incontro è arrivata al 74’ con un prepotente colpo di testa di Puyol su un corner. Per la potenza, ricordava un suo simile cabezazo a noi così caro, lo 0-1 che aveva dato inizio allo storico Madrid-Barça 2-6 del 2 maggio 2009.

Al fischio finale i tedeschi non ci credono. Quel “simpaticone” di Schweinsteiger non riesce proprio a rientrare negli spogliatoi; ha gli occhi sbarrati ed è l’ultimo ad uscire dal terreno di gioco.  La Germania esce (a sorpresa?) nella sua 12ma semifinale su 17 edizioni (!).

Abbiamo visto la partita in un posto peculiare, un braai (la tipica griglia sudafricana) in un locale in una strada senza uscita, non lontano dalla stazione di Cape Town.

È il classico posto per neri, con buona carne a prezzi modici, servita in modo spartano (si mangia con le mani), birra, musica.

Stranamente però, ed anche questo è il fascino di Città del Capo, il padrone è un bianco, un signore sudafricano molto simpatico che esulta come un pazzo alla rete spagnola e che ci offre anche il primo giro di birra.

Tra gli ospiti fissi a commentare le partite sul canale satellitare sudafricano SuperSport, si rivede l’indimenticato inglese mancino numero “10” del Liverpool degli anni Ottanta e Novanta. Sarà lo schermo in 16/9 o si è sul serio dilatato così?

Comments

  1. Roberto Becattini says:

    Eh eh l’indimenticato Barnes, credo sia lui….

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