19 January 2017

Un Altro Calcio

Sull’onda del successo di AleMondiAle, inizio questo spazio per commentare l’attualità calcistica e sportiva, anche e soprattutto delle mie squadre, in primis Udinese, FC Barcelona, Crvena Zvezda (ormai ai minimi storici), Boca Juniors, Flamengo e zone limitrofe.Durante i prossimi mesi spero di avere la possibilità di assistere a diverse partite in vari stadi, di cui riferirò qui.

Tutte le foto presenti in questo spazio sono mie, salvo indicazione contraria.

Il titolo si riferisce a un progetto che spero di recuperare: trovare e raccontare alcune storie di un calcio che ormai non esiste più, seppellito dalle vagonate di miliardi (di euro) delle televisioni simboleggiate dall’avvento della musichetta della Champions. Storie precedenti alla legge Bosman e alla globalizzazione calcistica, quando i numeri dei giocatori andavano dall’1 all’11 e le formazioni si recitavano a memoria tutte d’un fiato.

Un calcio genuino in cui c’era posto per i giocatori tecnici, la tradizione, l’identità, lo spessore umano, in cui si giocava in stadi che hanno fatto la storia di questo gioco e che piano piano vengono soppiantati da modernissimi ed asettici impianti.

Calciatori e squadre più o meno noti, resi famosi da un’impresa o un episodio, oppure giocatori dal talento inarrivabile ma che per una ragione o per un’altra non sono riusciti a raggiungere i livelli che avrebbero meritato, o simboli di una squadra, di un club, di una nazione o di un paese.

Le loro vicende sono dei piccoli romanzi insieme ai quali si sviluppano molti altri temi, situazioni politiche, sociali, umane, letterarie che si prestano ad essere raccontate con la scusa del calcio.

Una parte delle storie si svolgono entro la fine degli anni Ottanta quando esisteva ancora la Cortina di Ferro, il continente europeo era diviso in due blocchi contrapposti e lo sport (e dunque anche il calcio, rappresentato specialmente nelle coppe europee) costituiva un momento di incontro e al tempo stesso di competizione.

Per alcuni, tra i quali chi scrive (allora adolescente), quel calcio era anche un modo e una scusa per imparare la geografia, per conoscere nuove città e paesi, accenti esotici, l’esistenza di minoranze o questioni geopolitiche, oltre che per appassionarsi alle storie di personaggi che continuano in molti casi ad essere ignorati in Italia, dove non esiste una conoscenza calcistica come invece accade altrove.

Sembra un secolo fa, ma sono passati solo vent’anni.

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