1 August 2014

Riesco a entrare a “San Mamés”, l’Athletic va in finale in una serata memorabile

Domenica 29 aprile 2012

A sorpresa e con molta fortuna, due ore prima della partita di giovedì vicino a “San Mamés” riesco a trovare due biglietti a un prezzo non indecente per assistere al ritorno della semifinale di Europa League. Non ci speravo proprio, ero venuto fin qui con Martin, un amico basco, per vivere l’atmosfera e vederla in uno dei moltissimi bar della zona dello stadio, ora invece entreremo alla Catedral.

In teoria si trattava di biglietti per il settore dei tifosi dello Sporting.

Ma fortunatamente quando arriviamo alla porta in questione ci spiegano che lì possono entrare solo i portoghesi e ci mandano in un’entrata adiacente, piena di gente in una fila che avanza lentissima a pochi minuti dall’inizio dell’incontro.

Anche in questo caso la sorte ci è venuta incontro, pur sapendo che non ci sono problemi tra le due tifoserie non sarebbe stato così agevole vedere la partita (e magari esultare) dentro la “gabbia” qui sopra.

Fantastico il colpo d’occhio di “San Mamés” pieno, con circa 40mila spettatori.

Con il terreno di gioco vicinissimo agli spalti, ci troviamo a pochi metri dalla porta (avversaria in questo primo tempo). È proprio vero che si tratta di una Catedral, fa venire i brividi essere qui. Lo stadio venne inaugurato nel 1913 con una rete di Rafael Moreno Aranzadi Pichichi; l’arco di una delle tribune risale agli anni Cinquanta, mentre su quella prospiciente ci sono ancora le colonne in mezzo al pubblico.

La squadra che Marcelo Bielsa è riuscito magistralmente a plasmare si gioca tutto dopo la sconfitta dell’andata a Lisboa per 2-1. Già al 16’ il bravissimo centravanti Fernando Llorente offre il primo assist di petto spalle alla porta,

per l’ottimo Susaeta,

che di sinistro infila nell’angolino,

per l’esultanza dei tifosi.

L’entusiasmo è alle stelle.

Nella curva principale esce uno striscione.

“San Mamés” colpisce anche per la sua densità, come in molti stadi inglesi.

Il 19enne Iker Muniain sembra un bambino.

Un’altra buona occasione mancata per poco.

Un segurata ci guarda senza battere ciglio,

non come i suoi colleghi sulla linea laterale che hanno un bel daffare a placare gli animi. Come si vede nelle file più basse gli spettatori si trovano letteralmente a pochi centimetri dal campo di gioco.

Un attacco sulla fascia di Ander Herrera.

Il portiere Rui Patrício salva ancora.

Al 43’ la doccia fredda, il pareggio dei portoghesi con un preciso tiro da fuori di Van Wolswinkel dopo una mischia in area. I tifosi ospiti si arrampicano sulle reti,

che in un altro punto cedono con qualche (rapidissimo) momento di tensione.

Per fortuna i leones reagiscono subito (45’) ristabilendo le distanze con una pregevole rete di Ibai, nuovamente lanciato da una genialità di Llorente.

Si va all’intervallo con lo stesso risultato dell’andata.

Sugli spalti la gente soffre, ma è speranzosa.

Nella ripresa l’Athletic domina lo Sporting, la difesa ben comandata da Amorebieta non soffre grossi pericoli,

Javi Martínez prende anche un palo ma la rete della finale non arriva. Solo a due minuti dalla fine, quando molti si attendevano già un prolungamento di sofferenza con i supplementari, ancora Fernando Llorente (e chi se no?) torna protagonista,

e insacca un preciso centro dalla sinistra di Ibai anticipando la difesa biancoverde. È una liberazione,

e la Catedral esplode.

Manca poco.

Finalmente, dopo il recupero l’arbitro fischia la fine.

Qui il filmato con le azioni principali dell’incontro.

http://www.youtube.com/watch?v=RkARp3bahPI&feature=related

Ma subito dopo inizia la festa, inaugurata da un’impressionante sciarpata.

Anche i calciatori si dirigono sotto le due curve a ringraziare,

e a lanciarsi sull’erba.

Una simile impresa fa emozionare più di qualcuno.

I tifosi portoghesi accettano la sconfitta e si scambiano applausi con quelli baschi.

Queste le toccanti immagini della festa a “San Mamés”:

http://www.youtube.com/watch?v=widqAnA3IQ8&feature=related

L’uscita della fiumana biancorossa dopo una serata storica,

con i tifosi che cantano a squarciagola «¡¡Ni Barça ni Madrid, Athletiiiiic!!».

È ora di qualche pintxo con birre fresche.

Iñaki, un altro amico basco ma abbonato, ci mostra la sua sciarpa avuta in regalo dal nonno. È molto antica dice, e lo si può notare anche dallo scudetto diverso e con il nome Atlético Bilbao (dal 1940 al 1970 i franchisti eliminarono i nomi non spagnoli, anche dalle diciture dei club sportivi).

Utopia

Eliminato il Trabzonspor nel preliminare, affrontati poi Red Bull Salzburg, Paris Saint-Germain e Slovan Bratislava nel gironcino, fatti fuori negli scontri ad eliminazione diretta anche Lokomotiv Moskva, Manchester United e Schalke 04, l’Athletic sconfigge dunque anche lo Sporting e vola alla finale del 9 maggio a Bucarest dove si scontrerà con i “cugini” dell’Atlético Madrid. Sarà la seconda finale europea della sua storia. Precedentemente si era qualificato per la finale di Copa del Rey che disputerà contro il Barça al “Vicente Calderón” di Madrid il 25 maggio. Due finali così importanti nello stesso anno non sono arrivate per caso. Straordinario è stato il rendimento della squadra in questa stagione grazie anche al nuovo allenatore, l’amatissimo argentino Marcelo Bielsa, che ha fatto giocare ai suoi ragazzi un calcio altamente spettacolare.

Come si sa, l’Athletic è l’unico club al mondo che continua ancor oggi ad avere tra le sue fila solo giocatori autoctoni, ovvero di origine basca o cresciuti in Euskal Herria, i territori di lingua basca in cui sono compresi anche la Navarra e i dipartimenti del sudovest della Francia. Sembra un’utopia o una pazzia pensare che si possa ottenere risultati con una simile filosofia (gli ultimi due stranieri giocarono nell’Athletic nel 1912) nel calcio di oggi dominato dai club più ricchi e dalle televisioni. Ma forse non è così e, anche per questo, per la sua tifoseria, per il suo stadio e la sua storia, nel mondo ci sono molti romantici che simpatizzano per l’Athletic.

PS. I giornali del giorno dopo e un’altra sorpresa

I giornali hanno evidentemente dato molto spazio all’impresa dei biancorossi,

sottolineando la magia della notte di “San Mamés”.

L’edizione locale del Mundo Deportivo presentava una grande foto a coprire insieme la prima e l’ultima pagina accompagnata da un titolo molto chiaro.

Solo successivamente però mi è capitato di guardare meglio e di scoprire che in quella foto c’ero anch’io. Sono riuscito a trovare la mia posizione grazie a una mia foto scattata quasi contemporaneamente, come in uno specchio.

Sono al centro dell’ingrandimento (anche se il mio volto è parzialmente coperto dalla macchina fotografica), l’ennesima sorpresa di una giornata emozionante.

 

Comments

  1. Gracias dios por el futbol, gracias Ale por este post!

  2. Jesús Arana Lluch says:

    Otro maravilloso reportaje fotográfico, esta vez de lo que fue el partido contra el Sporting. Felicidades Alessandro

  3. Jesús Arana Lluch says:

    Meglio lo traduco in italiano

    Un altro meraviglioso Photo Gallery, questa volta di quella che era la partita contro lo Sporting. Complimenti Alessandro

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