19 January 2017

Il Barça (ri)sporca la maglietta e avrà uno sponsor per la prima volta in 111 anni

Venerdì 10 dicembre 2010

Oggi è arrivato l’annuncio che molti di noi temevamo. Javier Faus, vicepresidente economico del FC Barcelona ha comunicato che il club, per la prima volta in 111 anni di storia, ha deciso di “sporcare” le sue maglie con uno sponsor pagante: la Qatar Foundation. In effetti, le divise del Barça già dal 2006 portano una scritta, quella dell’UNICEF, ma si tratta di un’iniziativa sui generis che non porta alcun beneficio al club che, anzi, paga circa due milioni all’anno all’agenzia dell’ONU.

Il dibattito le discussioni all’interno del club in questi anni sono state infinite. In realtà il progetto UNICEF, uno dei fiori all’occhiello della presidenza Laporta, era servito (anche) per iniziare un cammino che un giorno avrebbe portato a uno sponsor vero e proprio. Quel giorno è ora arrivato.

Si tratta sicuramente di una notizia triste; fino a pochi anni fa solo due club resistevano con la loro camiseta immacolata e, non a caso, si tratta di due tra le mie squadre preferite: Barça e Athletic Bilbao.  Anche i baschi si sono visti costretti ad accettare una scritta sulle loro maglie: anche in questo caso per preparare il terreno fu dapprima (2004) il Governo Basco per poi passare nel 2008 a un vero e proprio patrocinador, il primo dopo 110 anni di storia, la Petronor, un’industria petrolifera fondata nei Paesi Baschi.

Purtroppo in un contesto come quello attuale del calcio attuale con costi altissimi e concorrenza spietata, due grandi club come quelli citati sono stati costretti a mettere da parte il romanticismo non potendo rinunciare a un’entrata sostanziale che invece i diretti concorrenti sfruttano fino in fondo. È comprensibile ma è veramente un peccato.

Anche il Barça, confermano le dichiarazioni di Faus, ha dovuto prendere questa decisione per ripianare il debito che a sorpresa la nuova giunta guidata da Sandro Rosell ha ereditato dall’era Laporta.

Non si tratta del primo legame del Barça con il Qatar: Guardiola ha appoggiato la candidatura per i Mondiali 2022 (poi ottenuti), anche perché al termine della sua carriera giocò due stagioni (2003-05) nell’Al-Ahli, il club di Doha. Rosell stesso, quando lavorava alla Nike, collaborò con l’accademia Aspire, un progetto di formazione di giovani atleti stranieri di diverse discipline scovati e naturalizzati cittadini del Qatar: i calciatori dovrebbero permettere alla nazionale locale di crescere (sic) e di non fare una figura barbina ai Mondiali che giocheranno in casa (il paese possiede solo un milione di abitanti, e molti sono stranieri).

La presentazione ufficiale avverrà lunedì prossimo, anche se il logo che da gennaio apparirà sulle maglie blaugrana non è ancora stato creato: ma combinerà i simboli della Qatar Foundation e dell’UNICEF.

Il Barça aveva più volte spiegato che, nel caso avesse accettato uno sponsor sulla maglia, non si sarebbe trattato di case da gioco o simili (era arrivata un’importante proposta di Bwin, poi apparso sulle divise del Milan e del Madrid). Faus ha tenuto a precisare che anche la Qatar Foundation non è un’azienda ma una ONG (fondata però dall’Emiro del Qatar) che promuove il paese ce organizzerà i Mondiali 2022 attraverso l’educazione e lo sport.

L’accordo, firmato in occasione della partita Argentina-Brasile [si veda la storia in questo blog], cioè prima della designazione del paese mediorientale da parte della FIFA, durerà cinque anni (dal luglio 2011 al luglio 2016) a ragione di circa 30 milioni di euro a stagione, ai quali vanno aggiunti 15 milioni per gli ultimi sei mesi di questa stagione (da gennaio in poi).

Si tratta del record a livello di sponsorizzazioni calcistiche, davanti a ManU, Madrid e tutti gli altri club europei.

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