17 January 2017

Assegnati i Mondiali del 2018 e 2022: conta la grana

Sabato 4 dicembre 2010

Giovedì pomeriggio a Zurigo nella sede della FIFA sono stati assegnate le prossime due edizioni dei mondiali. Pochi si aspettavano un risultato del genere in cui, come sempre, il grande vincitore è stato anche il sempiterno maneggione Sepp Blatter.

Grossissima sorpresa per la Coppa del 2018. Le candidature erano quattro. Si presentavano quella “materasso” (Olanda-Belgio), poi le due che alla vigilia sembravano più forti, provenienti da territori storicamente calcistici: Inghilterra e Spagna-Portogallo insieme. Come si ricorderà la Spagna organizzò i Mondiali 82 (e il Portogallo la Euro 2004), mentre l’Inghilterra, paese culla del calcio, fu anfitrione addirittura nel lontano 1966.

Entrambe convincevano anche perché i loro dossier erano considerati i migliori: stadi già pronti o parzialmente da ristrutturare, tifosi caldi, titoli di ogni genere delle squadre di club, ambiente fantastico, infrastrutture, capienza alberghiera, appoggio delle istituzioni (a Zurigo erano arrivati anche i Primi Ministri Cameron, Zapatero e Sócrates) e di altre stelle e stelline: erano stati ingaggiati da una parte Beckham e dall’altra una vera parata, con Butragueño, Hierro e dal sempre da me odiatissimo Figo, fino ai più recenti Iker Casillas e Vicente Del Bosque (anche se Cristiano Ronaldo ha dovuto dare forfait causa infortunio). Inghilterra e Spagna possiedono anche i più spettacolari campionati nazionali ed è un piacere assistere a una partita dal vivo in uno stadio.

A nulla è servito.

I mondiali 2018 sono andati alla Russia, che proponeva forse il peggiore dossier (e allora a che servono?). L’idea di aprire a nuovi territori è interessante, la Russia è sicuramente un paese affascinante, ma presenta pesanti mancanze infrastrutturali da colmare, scarsa capienza alberghiera, distanze siderali tra le sedi, addirittura 13 su 16 stadi (!) dovranno essere costruiti ex novo.

Da pazzi. Ma i delegati FIFA, sulla cui integrità esistono molti dubbi, hanno evidentemente preferito un paese ricchissimo (in gas e petrolio) alle vecchie glorie sfiancate dalla crisi.

Interessante il siparietto, con le accuse ai delegati di aver ricevuto mazzette, con Putin che per protesta non si è presentato a Zurigo per poi, dopo la cerimonia, prendere immediatamente l’aereo per venire a festeggiare con la cupola FIFA.

Da quasi vent’anni poi non si assegnavano contemporaneamente due edizioni e non si capisce proprio perché sia tornato ad accadere: il 2022 è ancora molto lontano e chissà cosa succederà nel frattempo. Per l’alternanza ormai assodata (dopo Sudamerica e Europa tocca a una destinazione alternativa), per la Coppa che si disputerà tra ben 11 anni e mezzo i giochi sembravano già fatti: assurde le candidature di Giappone e Corea del Sud (separatamente, dopo aver organizzato insieme l’edizione del 2002), per non parlare dell’Australia, mentre neanche quella statunitense, dopo l’edizione del 1994, sembrava convincente, checché ne dica Obama. Anche per il dispiegamento di mezzi e di personalità che l’appoggiavano, la storia era già scritta: per la prima volta nella storia si giocherà nel Medio Oriente, più precisamente in Qatar. Come geografia, si tratta di un paese agli antipodi della Russia: possiede poco più di un milione di abitanti ed è piccolissimo, molte sedi sono vicine tanto che si potrà vedere diverse partite al giorno. I progetti sono faraonici, come la costruzione di stadi coperti con l’aria condizionata (sic). Idea simpatica, ma mi viene da ridere, voglio proprio vedere chi dall’estero andrà a vedere le partite. L’estate scorsa, al termine dei Mondiali in Sudafrica, sono ritornato in Europa via Dubai, non lontano dal Qatar e gemello come pazzia, impressionante bonanza economica (in Qatar c’è il gas naturale) e investimenti: ci saranno stati 45-50º C, era impossibile rimanere all’aperto per più di pochi secondi. Certo, magari i tifosi verranno convogliati tra i vari centri commerciali e poi allo stadio, per passare da un’aria condizionata all’altra. Sarà un’edizione confezionata apposta per le tv, per la felicità del colonnello dell’esercito svizzero Sepp Blatter.

Assurdo.

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