17 January 2017

Il Deportivo Forlán e il grande Galeano

Cape Town, venerdì 2 luglio

Ci ritroviamo a vedere il secondo quarto nello studio affittato da amici in centro a Cape Town.

Come mi aspettavo, la partita è pessima, ai livelli del soporifero Paraguay-Giappone che ho avuto la “fortuna” di vedere dal vivo pochi giorni fa. Si scorgono i tifosi imbacuccati e di nuovo penso che in questo momento mi sarei dovuto trovare proprio lì, a battere i denti al “Soccer City” di Soweto per questo incontro insulso, che è però un quarto di un mondiale! Mi rendo nuovamente conto della fortuna che ho avuto a piazzare i biglietti [si veda la storia “¡Nos vamos a Cape Town, carajo!”], anche se non ho ancora in mano quello per la partita di domani: il tipo che deve vendermelo è arrivato a Cape Town questo pomeriggio e dovrei incontrarlo stasera.

Proprio oggi, gli ennesimi argentini trovati in giro per caso avevano efficacemente definito l’Uruguay come il «Deportivo Forlán»: la Celeste è infatti composta dal biondo cannoniere dell’Atlético Madrid e da dieci oscuri lavoratori (con la mezza eccezione di Suárez) che si occupano di difendere, rompere il gioco altrui e, appunto, passare la palla a Forlán che fa tutto il resto: tira, segna, fornisce gli assist, batte punizioni, corner, quasi va anche a colpire di testa sui suoi stessi centri.

Anche stasera il copione non è cambiato: dopo il vantaggio del Ghana nel recupero del primo tempo (rete di Muntari), Forlán pareggia al 55’ su punizione. Si va ai supplementari tra gli sbadigli.

Al 119’ l’unico momento emozionante: Muslera esce a vuoto e Suárez respinge sulla linea di porta i tiri africani per ben due volte, la seconda con la mano. A Gyan, che aveva già insaccato un rigore allo scadere contro la Serbia, si presenta la storica occasione di piazzare per la prima volta un’africana in semifinale. Ma il sogno naufraga quando il suo tiro centra la traversa e finisce poi alto. Suárez si riabilita come eroe e si va ai rigori.

Proprio Gyan segna il primo dei suoi, Muslera ne para due (tirati in modo pessimo dai ghanesi) e anche l’Uruguay ne sbaglia uno. El Loco Abreu, un altro pazzo sullo stile Martín Palermo, insacca il quinto e ultimo rigore decisivo alla Panenka portando l’Uruguay a una semifinale che mancava da México 70.

Sarà contento il grandissimo scrittore Eduardo Galeano, uruguayo e fanatico di calcio che, mi dicono, all’inizio del mondiale ha appeso al cancello della sua casa di Montevideo un cartello con scritto: «Cerrado por Fútbol» (Chiuso per Calcio).

Alla fine della cena, una sorpresa: gli ultimi argentini arrivati hanno portato anche l’agognato dulce de leche, che ci gustiamo per rifarci del pessimo spettacolo della partita.

Comments

  1. dici bene, forlàn è l’unico che pare sappia cosa fare col pallone tra i piedi in quella squadra. e sono da sempre sorpreso che sto giocatore, con le qualità che ha, non abbia mai veramente sfondato in un grande club. ha avuto sfiga di non aver fatto il salto nel periodo MU, almeno si gode un pò di storia dell’uruguay

  2. porcaputtana
    dal tuo tono asettico mi pare che non hai sofferto come me per il ghana per cui ho tifato a squarciagola

    che schifezza l’uruguay e che schifezza di risultato!

    • alessandrogori says:

      eh bon, per come hanno giocato secondo me entrambe le squadre sarebbero dovute uscire.
      anche il ghana pessimo, non basta essere l’unica africana rimasta. basta vedere quel pazzo come ha tirato il rigore senza rincorsa.
      uruguay inguardabile (come il paraguay), ma sai che io sono filolatinoamericano e l’uruguay ha sempre un posto nel cuore, non per come gioca, ma per la tradizione, la storia di un paes(ino) di soli tre milioni di abitanti. per i personaggi (calcistici e non) che ha sempre saputo esprimere, per galeano, per benedetti (morto da poco), per obdulio e schiaffino, e per enzo francéscoli.
      a

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