17 January 2017

Muore in un incidente stradale Borka Vučić, una delle “banchiere” di Milošević

Beograd, sabato 1 agosto

In una pausa delle trasmissioni da Roma è passata rapidissima la notizia al telegiornale della morte in un incidente stradale di Borka Vučić. La signora 84enne fu tra le banchiere di fiducia di Slobodan Milošević negli anni bui e durissimi dell’embargo internazionale dei primi anni Novanta, soprattutto quando era la direttrice della “Beogradska Banka” della filiale di Cipro. La parte greca dell’isola costituiva il principale punto di uscita dell’immensa quantità di denaro che venne depredato e ripulito dalle varie mafie europee in connivenza con quelle serbe negli anni di guerra, soprattutto durante l’embargo internazionale che decretò l’espulsione della Serbia da tutte le organizzazioni internazionali, Interpol compresa.

borka vucic B92

(foto B92)

Qui un video tratto da Youtube in cui un bambino avvicina la Vučić per strada chiedendole dei miliardi passati per Cipro:

[youtube= http://www.youtube.com/watch?v=hi8JjcVAHmA]

Anch’io sposo la tesi, di Misha Glenny tra gli altri, che i conflitti balkanici sono stati soprattutto un immenso affare, per pochi, al di sopra dei nazionalismi. Glenny nel suo ultimo libro, McMafia (Strade Blu Mondadori, 2008), spiega:

Le cricche nazional-mafiose che avevano alimentato il conflitto tra le etnie collaboravano invece tra loro come amici e partner d’affari. I manovali del crimine e i loro padrini in Croazia, Bosnia, Albania, Macedonia e Serbia erano in verità un’unica cricca. Compravano, vendevano e scambiavano ogni sorta di merci, consapevoli del fatto che la fiducia che regnava fra loro era molto più forte dei legami transitori del nazionalismo isterico, che essi incoraggiavano presso l’uomo della strada allo scopo di mascherare la propria avidità. Per dirla con le parole di un commentatore, le nuove repubbliche erano governate «da un cartello composto dal Partito Comunista al governo, dalla polizia, dall’esercito, dalla mafia e con il presidente della repubblica al centro di questa tela di ragno… il nazionalismo tribale era indispensabile a questo cartello come mezzo per tranquilizzare i propri sudditi e come copertura per l’ininterrotta opera di appropriazione della cosa pubblica. Durante la prima metà degli anni Novanta, in conseguenza della guerra, delle sanzioni e della corruzione dilagante, gli stati dell’ex Jugoslavia chiamarono a occuparsi della logistica e degli sforzi militari in corso (e si allevarono in seno) organizzazioni di tipo mafioso; e non passò molto che questi criminali prendessero il controllo dell’economia, del governo e della guerra. Chiunque avesse qualche ambizione politica non aveva altra scelta che arruolarsi nelle loro file.(…)

Poi l’embargo sulla Serbia, decretato dall’ONU nel 1992, fu una vera e propria manna dal cielo:

I mafiosi e gli uomini d’affari in tutta la zona lavorarono febbrilmente per creare una rete fittissima di amicizie e conoscenze allo scopo di vanificare l’embargo. Dalla sera alla mattina, la decisione del Consiglio di Sicurezza dell ONU creò una mafia panbalcanica dal potere immenso e dai lunghi tentacoli, creativa e interessata solo al profitto.

Uno dei pochi altri che abbia affrontato l’argomento è stato Luca Rastello, con il suo bellissimo La guerra in casa (Einaudi, 1998), secondo me uno dei due migliori libri italiani sui conflitti balkanici insieme a Maschere per un massacro di Paolo Rumiz (Editori Riuniti, 1996).

Comments

  1. La signora Borka oltre ad essere una gran borka somiglia molto a Lorna Raver nella versione Sylvia Ganush 🙂 complimenti per.

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