19 January 2017

Dall’isolamento al Mondiale

Addis Abeba-Joburg, mercoledì 9 giugno

Mi ritrovo improvvisamente a scrivere, dopo oltre un mese e mezzo in Etiopia, un paese affascinante come pochi (e del quale parlerò più avanti). Qualche amico nutre ancora seri dubbi che io riesca veramente ad aggiornare un blog in tempo reale. Vedremo se sarà così.

I Mondiali iniziano tra due giorni, mi troverò addirittura in Sudafrica a seguirli dal vivo, ma ancora non me ne rendo assolutamente conto.

Da piccolo, ma anche in tempi più recenti, la febbre per l’Evento cresceva a dismisura da molte settimane prima. Si pensava (quasi) solo al Mundial: i giocatori, le maglie, le ultime amichevoli, l’arrivo delle squadre nel paese ospitante, gli allenamenti, i programmi televisivi e la Gazza con le ultime notizie…

Negli ultimi giorni invece sono rimasto quasi completamente isolato da tv ed internet ed ancora non capisco bene cosa sta per accadere.

Al mattino presto arrivo in aeroporto ancora addormentato per l’ennesima notte troppo corta. Al check-in una delle innumerevoli bellezze etiopi mi chiede con un sorriso come mai mi reco in Sudafrica, intuendo già la risposta.

Dopo i reiterati e lunghi controlli, nell’attesa di entrare sull’aereo spuntano le prime magliette da calcio. Si riconosce il vociare latino di ben tre gruppi messicani, con le loro maglie verdi e gli immancabili sombreros. L’arcano viene presto svelato. Uno di loro, tale Villa («come Pancho Villa», precisa) mi racconta della loro odissea: da México a Madrid (con sosta in città per visitare il Santiago Bernabéu), quindi a Bruxelles (dove hanno avuto tempo di andare in treno mezza giornata a Parigi, praticamente per solo fare la foto con la bandiera sotto la Tour Eiffel), poi l’aereo notturno per Addis e finalmente quest’ultimo volo, fino a Joburg, lo stesso mio. Sembra che fosse la combinazione più economica…

Intanto anche altri tifosi in partenza fanno capolino, come un ragazzo del Ghana (avversario della Serbia) per farsi la foto con il sombrero, un signore svedese e una coppia dell’Honduras.

Il personale dell’“Ethiopian Airlines” annuncia la partenza del volo per Joburg: in amarico (la lingua ufficiale dell’Etiopia) aeroplano si dice «Aeroplano», come alcune altre parole retaggio della “presenza” italiana nel paese.

L’avventura può iniziare.

 

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