17 January 2017

Borjomi, l’embargo russo e il primo approccio con la Georgia

Borjomi, lunedì 17 agosto

Dopo la strada dissestata, passiamo Vale, la prima cittadina sul cammino, e continuiamo la discesa verso le valli sottostanti seguendo il fiume Mtkvari, lo stesso che passa poi per Tbilisi. Attraversiamo anche la località di Borjomi, immersa nel parco nazionale Borjomi Kharagauli e celeberrima in tutta l’Unione Sovietica: qui viene imbottigliata la più famosa acqua minerale dell’ex Impero, molto gasata e ricchissima in sali minerali.

acqua minerale Borjomi

Anche se ha circa 15mila abitanti, immaginavo Borjomi molto più grande, piena di alberghi e sanatori. Invece si presenta come un grosso villaggio nei boschi, vicino al fiume.

Nel 2006 anche la “Borjomi” fu inclusa nell’embargo decretato da Putin contro la Georgia, durante una delle crisi più acute tra i due paesi. Come risposta all’arresto di cinque ufficiali russi accusati di spionaggio in Georgia, la Russia bloccò la somministrazione di gas, da cui la Georgia era dipendente come molte altre repubbliche ex sovietiche, ed il cui prezzo, precedentemente di favore, venne duplicato. Il Grande Vicino sospese anche le comunicazioni, interruppe il servizio postale tra i due paesi, espulse circa mezzo milione di georgiani residenti in Russia che si videro revocare i loro permessi di lavoro. Ma Putin decretò anche un embargo economico diretto soprattutto al vino georgiano, a causa di presunti problemi di contaminazione, in cui venne inserita anche la famosa acqua. Si trattava evidentemente di una decisione politica. Le esportazioni vinicole verso la Russia, dove allora veniva spedito il 90% dei 60 milioni di litri esportati, costituivano la base dell’economia georgiana. Lo stesso accadde con la Moldova, l’altra repubblica ex sovietica produttrice di vino; come risultato, i ristoranti a Mosca si ritrovarono momentaneamente senza la pregiata bevanda. Trovare mercati alternativi per Georgia e Moldova non fu facile e la loro economia, già precaria, sprofondò in un’ulteriore depressione. L’embargo terminò nel novembre 2007 quando Mosca riprese ad importare le prelibatezze da entrambi i paesi, ma evidentemente non con le stesse quantità. Nonostante tutto l’etichetta della “Borjomi” continua ad essere scritta anche in russo.

sulla strada per Tbilisi area sosta turca 1

Raggiungiamo successivamente la strada principale per Tbilisi e subito dopo il nostro autobus si ferma in un posto degno di nota: un’area di sosta gestita da turchi, visto il traffico di mezzi provenienti da oltre frontiera.

sulla strada per Tbilisi area sosta turca 2

Sul retro, a giudicare dalle tende e dalla presenza femminile, il diroccato edificio principale ha l’aria di essere un decadentissimo bordello.

sulla strada per Tbilisi bacco tabacco e venere

Di fronte, nel polveroso parcheggio, lo stupendo lampione pubblico con interruttore.

sulla strada per Tbilisi lampione con interruttore

E un tipo steso su un divano sistemato tra due pali, con la birra a disposizione.

sulla strada per Tbilisi area sosta turca 3 foto Andrea

Poi, di nuovo sul nostro rumoroso autobus, abbiamo avuto il primo approccio con la Georgia: uno degli autisti aveva bisogno di aprire una bottiglia con tappo corona e si è rivolto ad una passeggera, una signora attempata poche file davanti a noi, che l’ha aperta con i denti…

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