20 January 2017

L’Argentina convince

Soccer City, Soweto, giovedì 17 giugno

Anche stavolta, a causa di alcuni imprevisti, arrivo tardi allo stadio e non riesco a trovarmi con il gruppo di “miei” argentini che vedranno la partita da un’altra tribuna.

Stavolta si gioca alla “Soccer City”, il complesso completamente ristrutturato che sorge nei pressi di Soweto, una futuristica nave spaziale calcistica in mezzo al deserto. Qui è iniziato il Mondiale l’11 giugno e qui terminerà con la finale dell’11 luglio (lo stesso giorno di Madrid 82).

La struttura precedente, conosciuta come “FNB Stadium”, ospitò una folla enorme ed entusiasta davanti alla quale Mandela pronunciò il primo discorso da uomo libero dopo il suo rilascio (febbraio 1990, si veda “Il Museo dell’Apartheid“). Accolse anche la finale della Coppa d’Africa del 1996, quando i Bafana Bafana sconfissero la Tunisia per 2-0.

Arrivando in treno si scorge il nuovo stadio da lontano, come un’immensa ciambella, anche se il pensiero dell’architetto Bob van Bebber quando l’ha progettata era la tipica pentola africana, usata per secoli per trasportare cibo e far incontrare la gente.

Si vedono anche dei tifosi ebrei osservanti.

Negli stadi si vendono ora anche i tappi anti-vuvuzela.

La fiumana di gente esce dalla stazione dirigendosi verso lo stadio.

C’è anche un Tano (così sono tradizionalmente chiamati gli italiani in Argentina, dall’aferesi di Napolitano, probabilmente tra le prime ondate di immigranti che arrivarono a Buenos Aires c’erano molti campani).

Si passa accanto al cosiddetto “Monumento alla Coca-Cola”.

Messi è nero.

Avvicinandosi sempre di più ci si accorge che oltre allo stadio vero e proprio in cemento armato è stata aggiunta sopra una peculiare struttura, di diversi colori che ricorderebbero fuoco e terra.

Situate apparentemente a caso, esistono anche delle aperture per far passare aria e luce (intrigante l’effetto di notte).

Quando si entra nel catino, molto spazioso (con una capienza di quasi 94,7mila persone, il più grande stadio in Africa) si rimane a bocca aperta. Unico appunto forse i seggiolini apribili di plastica, che hanno l’aria abbastanza fragile.

Si vedono tifosi del Vélez Sársfield, lo storico club di Liniers (sobborgo di Buenos Aires) che nel 1994, con Carlos Bianchi in panchina, conquistò l’Intercontinentale sconfiggendo per 2-0 il Milan di Capello (come fa ben notare Robi Beck).

I fotografi sono divisi, metà a seguire le squadre che entrano in campo, l’altra metà solo sul Diego.

Le macchie albicelestes coprono varie parti dello stadio.

I sudcoreani sono molti di meno, ma anche loro, come i cugini del nord, sventolano le bandierine.

Diego è nervoso ma rimane a braccia conserte, quasi stringendosi a sé stesso.

Stavolta nel mio posto non batte il sole e sembra di trovarsi in un congelatore.

Per fortuna quando gioca l’Argentina si sente più tifo e meno vuvuzela. I tifosi argentini sono in schiacciante maggioranza, anche se al momento dell’entrata in campo spuntano a sorpresa due bandieroni coreani.

Sugli spalti si vedono molti segnali di appoggio al Diego.

Oggi ha saggiamente deciso di lasciare fuori (per infortunio o per scelta) lo spento Verón rilevato da Maxi Rodríguez. Jonás rimane invece al suo posto e stavolta non sfigura. Si vede subito che rispetto alla prima partita Di María riceve molti più palloni e Tévez è attivissimo: i due combinano egregiamente sulla fascia sinistra.

Fin dall’inizio la superiorità albiceleste è schiacciante, anche se non si traduce in occasioni tangibili da rete. Il primo gol arriva al 17’ da una punizione dalla sinistra di Messi deviata malamente dal coreano Park Chu-Young nella propria porta.

Al 23’ si infortuna el Muro Samuel, ed al suo posto entra Burdisso.

La partita è sbloccata e i coreani non sembrano costituire una minaccia, o forse è proprio l’Argentina che non glielo permette. Il 2-0 arriva al 33’ in un’azione simile: punizione di Maxi, palla spizzata proprio da Burdisso per Higuaín che insacca liberissimo sul secondo palo.

Quando tutto sembrava andare per il verso giusto, proprio allo scadere uno insensato regalo di Demichelis rimette in partita la Korea del Sud che fino a questo momento non aveva creato niente: qui Lee Chung-Yong ha appena insaccato.

Nell’intervallo c’è chi si scalda come può.

All’inizio del secondo tempo i sudkoreani prendono coraggio e in un paio di occasioni mettono in affanno la difesa argentina. I sudamericani riprendono poi in mano il bandolo della matassa e ricominciano a macinare gioco. Messi appare oggi meno pericoloso che nella prima partita (personalmente continuo a criticare la sua posizione quando, come accade ogni tanto anche con il Barça, agisce quasi sulla linea del centrocampo: in questo modo non riesce ad essere incisivo negli ultimi metri). Messi risulta comunque decisivo sulla terza e quarta rete: al 76’ sguscia via ai difensori ma il suo tiro viene respinto dal portiere,

sul suo secondo tentativo è palo ma Higuaín è di nuovo pronto ad appoggiare in rete, ancora a un metro dalla linea.

Quattro minuti più tardi una combinazione di Messi con il Kun Agüero (padre del nipote del Diego), da poco entrato per Tévez, serve a Higuaín la possibilità di marcare la sua terza rete personale, anche questa dentro l’aerea piccola.

Purtroppo stavolta Milito non entra neanche per dieci minuti come contro la Nigeria. Higuaín esce salutato da un’ovazione, sostituito dal “fiorentino” Bolatti.

Negli ultimi minuti là davanti l’Argentina ha solo i due piccoletti (Kun e Messi) che vanno a nozze con gli spazi a disposizione: ne esce qualche buona occasione, ma il risultato non cambia. Anche se ha ancora qualcosa da rivedere in difesa e sarà interessante vederla contrapposta ad avversari di spessore più importante, l’Argentina ha dimostrato di essere uno dei seri pretendenti al titolo. L’entusiasmo della hinchada è incontenibile.

All’uscita, perché non farsi un Ferné?! Forse non tutti sanno che una delle bevande più amate in Argentina (soprattutto a Córdoba e provincia, come sanno bene gli amici della Colonia Caroya) è il Fernet (sì, proprio il Fernet Branca!!!) con Cola: soprattutto d’estate, ma non solo, se ne consumano ettolitri, sicuramente molti di più che in Italia.

Con il sole quasi al tramonto lo stadio assume ora colori ancora più forti.

Il solito tipo che cerca biglietti usati per la sua collezione.

Mentre dal ponticello non si passa quasi,

io sono già in stazione.

Entro subito sul treno; per la prossima partita, già domani, mi aspetta un lunghissimo viaggio.

Nel frattempo, nella sperduta cittadina di Marfa, Texas (US), il nostro amico Tom aveva fatto alzare alle 6:30 i suoi figlioletti Luca e Colette per assistere in tv alla stessa partita. O forse sono stati i bambini a svegliare lui?

Comments

  1. Roberto says:

    Messi regista e Maxi Rodriguez a dar mano a Mascherano a coprire la difesa traballante al posto di nonno Veron….perché no ?
    Praticamente la stessa tattica dell’Uruguay, con Forlan che torna dietro a lanciare le punte e due cagnacci a centrocampo che non abbandonano mai la posizione…ma saranno idee di Maradona queste ? Ma c’è Bilardo in Sudafrica ?
    Comunque il Velez di Bianchi sconfisse il Milan di Capello nel 94 !!!!!

    • alessandrogori says:

      bon, solo che l’uruguay ha solo forlan e basta, la qualita’ dell’argentina e’ molto piu’ alta.
      quando messi gioca sulla tre quarti, piu’ vicino alla porta invece che a centrocampo, fa molto piu’ male.
      hai ragione su capello! bravo Robi.
      appena tornato dallo stadio, italia pessima.
      a

  2. juan batman says:

    ale, siempre de joda vos eh!! felicitaciones!!! con quien andas por ahi? abrazo

    • alessandrogori says:

      che, mirate la historia del primer partido de argentina… ahi aparece la banda!
      vos bien?
      abrazo,
      a

  3. Francesca says:

    Ferné y cola pa tod@s!!! I nostri parenti argentini di Laboulaye saranno contenti!!!

Lascia un commento

*