20 January 2017

Delusione, rabbia e scorno per l’annullamento del Crostis: al Giro cose mai viste

Domenica 22 maggio 2011

Doveva essere una giornata storica per la Carnia e per il ciclismo con il tanto annunciato tappone che prevedeva l’accoppiata Crostis-Zoncolan e invece la giornata di ieri si ha riservato una profonda delusione alle migliaia di appassionati carnici e a coloro che erano arrivati fin quassù per assistere a uno spettacolo che si annunciava unico. Si sono viste cose mai viste nel ciclismo, con annullamenti, deviazioni in corsa, fischi da stadio.

Nella serata di venerdì (la sera prima dello svolgimento della tappa!), il Collegio dei Commissari del Giro si vedeva inspiegabilmente costretto ad annullare l’ascesa e soprattutto la conseguente discesa del monte Crostis. Il comunicato ufficiale parlava di «lamentele dei Direttori Sportivi» per «l’impossibilità di garantire una gestione sportiva ottimale nel finale della tappa» perché le ammiraglie non avrebbero potuto circolare sul percorso in questione. Un’assurdità, visto che neanche sulla salita dello Zoncolan sono potute mai salire, e che questa situazione non è cambiata nelle ultime ore. Si sapeva da tempo che i corridori, o almeno alcuni di essi, erano restii ad affrontare la pericolosa discesa del Crostis, ma negli ultimi giorni moltissimi volontari avevano lavorato alacremente per approntare le necessarie protezioni con materassi e reti e il fondo era stato compattato: un enorme mole di lavoro (e di soldi) resa vana dall’improvvida risoluzione.

Se una simile decisione doveva essere presa, vuoi per la tragica morte del corridore Weylandt, vuoi per altri motivi, non doveva certo venire annunciata la sera prima della gara, anche perché nessun elemento nuovo in senso negativo era emerso.

Anche l’Associazione Internazionale dei Ciclisti, presieduta da Gianni Bugno, alla fine aveva espresso parere favorevole. L’Organizzazione del Giro, sia nel suo direttore generale Angelo Zomegnan che nella controparte locale Enzo Cainero, si sono detti esterrefatti.

Non si sa bene cosa ci sia dietro a tutto ciò, ma molti sospettano che la squadra di Contador con il suo direttore sportivo Bjarne Riis, abbiano esercitato enormi pressioni per eliminare il Crostis: lo spagnolo, ormai padrone del Giro, fin dalla sua perlustrazione in loco settimane fa, si era detto contrario, anche perché le sue doti di discesista non sono pari a quelle di scalatore.

A quel punto non c’era neanche tempo per approntare il percorso alternativo previsto attraverso il Passo Pura e Casera Razzo, per cui la tappa è passata da 210 a 172 km, semplicemente eliminando il Crostis: veniva così a perdere molte delle prerogative che l’avrebbero resa sicuramente storica.

A gara iniziata poi, si è verificato addirittura un cambio di percorso in corsa, qualcosa di inaudito nel mondo del ciclismo: alcune persone a Tualis avevano deciso di manifestare il loro dissenso per il mancato Crostis boicottando il Giro e la corsa ha eliminato anche il passaggio per quel paese. Rimaneva la salita assassina dello Zoncolan, ma senza il suo monte gemello perdeva parzialmente il suo significato.

Per la cronaca ha vinto il basco Igor Antón dell’Euskaltel in fuga solitaria. A 33″ il fischiatissimo Alberto Contador che fino all’ultimo aveva cercato di riprenderlo, e a 40″ il bravo Vincenzo Nibali che è comunque rimasto nella scia; Michele Scarponi a 1:11 e via via tutti gli altri.

Contador migliora la sua posizione come Maglia Rosa con un vantaggio di 3:20 su Nibali, 3:21 su Antón e 4:06 su Scarponi.

La giornata

Quando venerdì sera si è propagata la notizia dell’assurda decisione lo scorno ha colto tantissimi tifosi. Sentendosi presi in giro, molti di loro che avevano pianificato nei minimi dettagli la giornata al Crostis, hanno deciso di disertare completamente la manifestazione.

Con i reduci si sale comunque per la Val But.

E si arriva ai piedi dello Zoncolan, nel versante da Sutrio.

Molti sono accampati dal giorno prima.

Si vedono anche annunci per i referendum,

e delle proteste.

Le classiche promoterke.

Gli alpini,

e le alpine.

Le scritte erano state preparate prima della decisione di elminare il Crostis.

Prima della salita a piedi fino in cima ci scappano chorizo basco e vino in compagnia di amici, forse non proprio la migliore idea visto il cammino che ci attende.

Abbiamo un ospite veronese e per caso esce una premiata colomba che ci accompagnerà durante tutto il giorno.

Inizia l’ascesa.

Sulla cima dello Zoncolan già si vede qualche nuvolone.

Le presenze internazionali sono moltissime. Qui un gruppo di Rijeka/Fiume,

che ci offre un sintomatico liquore “Marshal” (originalni!) con tanto di ritratto di Tito,

e alcuni ćevapi.

Ci si alza sempre di più.

Un gruppo ben attrezzato di Noventa di Piave.

Finalmente siamo quasi in cima.

Dalle parti dell’arrivo non si riesce neanche a passare.

Mancano ancora molte ore all’arrivo, ma nel fantastico anfiteatro naturale già c’è molta gente.

Sfila la protezione civile che sarà impegnatissima nelle ultime centinaia di metri.

Ci affacciamo sul versante opposto; da qui si vede il Crostis e il percorso annullato,

con la discesa con ancora le protezioni, ormai inutili.

L’anfiteatro continua a riempirsi,

con la gente in attesa,

e qualcuno che cerca gli amici.

L’ultima birra “a caduta” (ovvero la caduta della birra).

Anche Renzo Tondo, il Governatore della Regione FVG, visita l’arrivo.

I corridori stanno per arrivare e tutto è ormai pronto,

e anche le nuvole si avvicinano sempre di più.

Gli elicotteri della RAI ronzano sugli spettatori.

Non lontano da noi piove già.

I baschi sono in attesa per accogliere il proprio portacolori Igor Antón,

che poco dopo si materializza nello Stadio del Ciclismo in fuga solitaria.

Dietro a lui la Maglia Rosa Alberto Contador, accolto da bordate di fischi, mai visto nel ciclismo.

Ormai Antón è in dirittura d’arrivo,

ma il Giro rimane saldamente nelle mani di Contador.

Non appena i primi corridori sono arrivati al traguardo un muro d’acqua e grandine si avvicina all’anfiteatro.

Tutti scappano,

anche la colomba,

alcuni trovano riparo sotto i pochi tendoni presenti,

ma la maggior parte deve intraprendere il cammino inverso fino al parcheggio, un’ora a piedi sotto un nubifragio che non accenna a diminuire.

Ce la facciamo anche noi, completamente zuppi, e anche la colomba alla fine viene consumata.

Qui la cronaca della RAI:

http://www.youtube.com/watch?v=5EylAXvrsJ8

 

Comments

  1. Antonio Francisco says:

    ottime foto, ottime slatke, ottime bandiere. vedo un futuro di fashion photographer!

  2. Al di là di tutte le questioni tirate (o da poter tirare) in ballo e le infinite discussioni che si possono fare in merito, una cosa è sicura: ieri sono stato sul Crostis e sono rimasto davvero sbalordito della cura ma_nia_ca_le con cui era stato preparato tutto il percorso. Accorgimenti ed installazioni per la sicurezza al limite… dell’eccesso!
    La manutenzione straordinaria non sarà comunque vana perchè certamente la curiosità suscitata dal non-passaggio porterà lassù moltissima gente. Già ieri c’erano tantissimi appassionati in bici o a piedi che salivano o scendevano… ma purtroppo anche tante (troppe) auto. Vada per le moto (ancor più numerose), ma il passaggio delle mecchine – ovviamente solo sul tratto sterrato – dovrebbe essere proibito o quantomeno regolamentato.
    Un plauso enorme dunque a chi ha lavorato ed ha concepito gli interventi, a prescindere da quanto sono costati in termini economici piuttosto che di sacrificio personale. Io che ci scorrazzavo almeno 3/4 volte ogni estate dico che la “panoramica” meritava davvero di essere ripristinata così com’è. Ora infatti, facendo la traversata, si può ammirare lo spettacolo a 360 gradi senza dover per forza guardare a dove si mettono le ruote o i piedi per evitare di sobbalzare/inciampare malamente in qualche buca o in qualche sasso. Ora è davvero un biliardo!
    Certo, sotto c’è il vuoto… ma il vuoto che deve far più paura è quello che risiede in qualche testa…

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