20 January 2017

Prosinečki nuovo allenatore della Stella Rossa!!! Ricordo dell’indimenticabile Robi

Giovedì 9 dicembre 2010

Già domenica scorsa la notizia sembrava probabile. Robert Prosinečki era venuto al “Marakana” per assistere a Crvena Zvezda-Vojvodina e i giornali ci avevano ricamato sopra. Non era una coincidenza: questo pomeriggio l’annuncio ufficiale, il grande Robi è il nuovo allenatore della Stella Rossa e sostituisce Aleksandar Kristić. Si tratta di una notizia che ha del clamoroso visto che Prosinečki, terzo con la Croazia ai Mondiali di Francia 1998, è tornato solo recentemente in Serbia dopo quasi vent’anni. Quest’annuncio rappresenta anche un tuffo nella nostalgia per molte persone, tra le quali anche chi scrive.

Prosinečki nacque il 12 gennaio 1969 a Schwenningen in Germania, da papà croato e mamma serba, entrambi Gastarbajteri (così si chiamano gli emigrati jugoslavi, dal tedesco Gastarbeiter, “lavoratori ospiti”, cioè immigrati). All’età di dieci anni ritornò a Zagabria, dove iniziò la sua carriera calcistica con la Dinamo. Il primo, importantissimo risultato raggiunto da Robi fu il Mondiale Juniores in Cile nel 1987 con la Jugoslavia: era l’ennesima fantastica generazione in divenire del calcio jugoslavo, con Zvone Boban, Davor Šuker ma anche Peđa Mijatović, Igor Štimac, Robert Jarni. Nei quarti contro il Brasile fu proprio Robi a segnare la rete decisiva (2-1) con una fantastica punizione sul secondo palo all’ultimo minuto. Con lo stesso risultato la Jugoslavia superò la Germania Est di Matthias Sammer in semifinale, per trovarsi in finale la Germania Ovest di Andreas Möller: i supplementari terminarono 1-1 e i giovani plavi vinsero ai rigori (5-4), con l’ultimo tiro di Boban che in precedenza aveva marcato anche la rete dell’1-1. Prosinečki vinse il Pallone d’Oro della manifestazione come miglior giocatore del torneo, lo stesso trofeo che aveva ricevuto Diego Maradona otto anni prima a Tokyo.

Al ritorno in patria alla Dinamo le tensioni erano sempre più forti con continui scontri con l’allenatore del club Miroslav Ćiro Blažević: secondo la leggenda, Ćiro avrebbe affermato che nel caso Prosinečki fosse diventato un giocatore di Prima Lega (Serie A) si sarebbe mangiato il suo diploma di allenatore. Robi decise di andarsene, al club più forte della Jugoslavia, la Crvena Zvezda (la Stella Rossa) che era anche un club serbo e dunque il più acerrimo rivale della Dinamo. Sembra che Robi avesse uno zio a Čačak e che fu lui a prendere i contatti con i biancorossi.

Alla Zvezda seppero sfruttare il talento del giovane Robi, che ben presto si ritrovò titolare con la “7” a giocare a centrocampo insieme a Dragan Piksi Stojković e Dejan Dejo Savićević, con Darko Pančev che finalizzava qualcuna delle decine di occasioni che la squadra produceva. Uno spettacolo.

Allora la Zvezda era di un altro pianeta, anche per i rivali stracittadini. Qui un derbi del 3 maggio 1989 al “Marakana” in cui i crveno beli vinsero per 3-1: prima rete di Robi e la seconda di Vladan Lukić, altro enorme talento (molto più sprecato di Prosinečki) e attuale presidente della Stella Rossa; si vedono numerosi bengala e fumogeni di vario genere e il commento è di Milojko Pantić [si veda la storia su di lui su questo sito, da AleMondiaAle]:

Secondo me la più forte Zvezda di quell’epoca fu la squadra del 1989/90, quando c’era Piksi capitano, ma anche con Dejo che aveva finito il servizio militare, Robi in pianta stabile, Pančev, Mile Belodedić e come allenatore Dragoslav Šekularac Šeki, uno dei giocatori più funambolici della storia del calcio jugoslavo. Purtroppo quei giocatori erano capaci di tutto, anche di suicidarsi come nell’incontro di Coppa UEFA contro l’1.FC Köln di Littbarski: dopo aver vinto per 2-0 al “Marakana” con due fantastiche reti di Dejo, la Zvezda riuscì nell’impresa di perdere 3-0 a Colonia, con il risultato che all’83’ era ancora sull’1-0.

Dopo i Mondiali di Italia 90, gli ultimi con la Jugoslavia unita che uscì solo ai rigori ai quarti di finale contro l’Argentina di Maradona, nel 1990/91 arrivò la gioia più grande e inaspettata: contro ogni pronostico la Zvezda vinse la Coppa Campioni! Ora, quasi vent’anni dopo, sembra quasi impossibile pensare che sia accaduto sul serio e di esserne stato testimone diretto.

La Stella Rossa fu protagonista di un sensazionale tour europeo condito da prestazioni maiuscole: eliminò Grasshoppers (1-1 in casa e 1-4 a Zurigo, con due rigori di Robi) e Glasgow Rangers (3-0 al “Marakana” con una punizione di Robi e 1-1 a “Ibrox”). Poi nell’andata dei quarti contro la Dinamo Dresden (3-0) fu proprio Prosinečki ad aprire le danze con una fantastica punizione nel “sette” per poi correre verso il Sever a perdifiato, come mai accadeva durante le fasi di gioco delle partite:

In semifinale si trovò di fronte il fortissimo Bayern. All’andata all’“Olympiastadion” con 20mila tifosi serbi, i crveno beli andarono in svantaggio con una rete di Wohlfarth, ma riuscirono a ribaltare il risultato con due gol capolavoro, prima di Pančev e poi di Dejo con una cavalcata micidiale dalla propria metà campo. Al ritorno al “Marakana” ribollente e strapieno (80mila persone), la Zvezda raggiunse l’agognata finale continentale proprio all’ultimo minuto, quando il risultato era di 1-2 per i tedeschi (la Zvezda era andata in vantaggio con una punizione Siniša Mihajlović, arrivato dalla Vojvodina pochi mesi prima). Allo scadere una miracolosa autorete di San Augenthaler in collaborazione con il portiere Aumann sancì il 2-2 definitivo con il “Marakana” in tripudio e invasione finale di campo. Mai visto un ambiente simile.

Il 29 maggio 1991 a Bari si giocò la finale contro l’Olympique Marseille di Bernard Tapie e con l’amatissimo ex capitano Piksi Stojković reduce da un grave infortunio nelle file dell’OM: per fortuna il belga Raymond Goethals, allenatore dei francesi, lo lasciò a marcire in panchina fino al 112’.

In quello stadio, dedicato al santo più venerato in Serbia (Sveti Nikola), la Zvezda non poteva proprio perdere. Conoscendo i suoi polli, il saggio allenatore Ljupko Petrović (che ora allena in Croazia) decise che dopo lo spettacolo dei turni precedenti era meglio limitare al minimo i rischi privilegiando, forse per la prima volta, il risultato al gioco. Fu così che, dopo una grigissima partita, la Zvezda trionfò ai rigori per 5-3 (0-0 dopo 120 minuti) con il tiro decisivo dagli undici metri di Darko Pančev.

Nel dopopartita la festa all’hotel di Torre a Mare durò tutta la notte: erano arrivati anche i trubači e qui si vedono i giocatori, tra i quali anche Prosinečki, impegnati nell’Užičko kolo:

Di quella serata rimase famosa un’immagine, con le telecamere che pescarono Robi insieme alla sua ragazza di allora, Tijana, con la sigaretta in mano e lui che cercava di nasconderla:

Prosinečki era conosciuto per fumare tantissimo (si dice due pacchetti al giorno) durante tutta la sua carriera come giocatore professionista (?!).

In quattro anni Robi giocò 138 partite con la Zvezda condite da 29 reti, conquistando 3 campionati, 1 coppa di Jugoslavia e la famosa Coppa Campioni del 1991. Nello stesso anno venne premiato con il “Bravo”, il trofeo assegnato del Guerin Sportivo al miglior giovane under 21 europeo. Alla faccia di Ćiro Blažević il cui diploma, a quanto si sa, è ancora intero…

Subito dopo la finale cadde clamorosamente il limite di età che fino ad allora non permetteva ai giocatori più giovani di emigrare all’estero. Il 22enne Prosinečki fu venduto per circa 15 milioni di dollari al Real Madrid che, stranamente, venne in ritiro precampionato in Friuli (ricordo che andai a Magnano in Riviera per incontrare Robi). Intanto, era già iniziata la guerra in Jugoslavia e niente sarebbe più tornato come prima, neanche il calcio.

Al Madrid Prosinečki non ebbe fortuna: si infortunò diverse volte, tanto che venne soprannominato “muscoli di vetro”, e non riuscì a dimostrare il suo immenso valore. Nel 1993 ero in Erasmus a Barcelona e il sabato di Pasqua il Madrid venne a giocare nella città catalana contro l’Español. Insieme a due tra i più assidui commentatori di questo blog che erano venuti a trovarmi, ci presentammo nell’albergo della squadra; molto gentilmente Robi si fermò a lungo a parlare con noi, fumando appunto sigarette una dopo l’altra e bevendo continuamente Coca Cola e acqua gassata. Poi ci regalò i biglietti e potemmo assistere alla partita nell’indimenticato “Sarriá”, che successivamente venne abbattuto e il terreno su cui sorgeva venduto. Se non erro le merengues vinsero 1-3.

Dopo tre anni al Madrid il club pensò che Prosinečki non serviva più e lo lasciò libero di andarsene: venne chiamato da Radomir Antić all’Oviedo e la coppia balkan fece meraviglie; Robi non si infortunò e l’anno successivo venne addirittura contrattato dal Barça di Johan Cruijff, ma tornarono nuovamente o problemi fisici. Passò poi al Sevilla, ma senza lasciare il segno.

Se come calciatore in Spagna il ricordo non è dei migliori, Robi divenne famoso con una serie di pubblicità della Renault in cui prendeva in giro se stesso attraverso un pupazzo che lo ritraeva, chiamato Prosikito (così poi Robi intitolò anche un ristorante che aprì a Zagabria). Qui si vede il pupazzo che si spacca una gamba e che sviene per lo sforzo mentre corre:

Nel 1997/98 Prosinečki ritornò in Croazia al suo vecchio club, la Dinamo Zagreb, in cui giocò tre stagioni. Nell’estate del 1998 si disputò il mondiale francese (in cui Robi segnò anche due reti) culminato con il terzo posto della Croazia guidata del solito Ćiro Blažević. Prosinečki è l’unico calciatore ad aver segnato ai Mondiali per due nazionali diverse (fu autore anche di una rete per la Jugoslavia a Italia 90, contro gli Emirati Arabi Uniti).

Nel 2000/01 passò al Hrvatski Dragovoljac, sempre in A croata, ma giocò solamente 4 partite e venne subito ingaggiato dallo Standard Liège. La stagione successiva fu l’ultima ad alto livello, nella Serie B inglese con il Portsmouth, allora di proprietà dell’imprenditore di origine serba Milan Mandarić. Già con meno capelli e con la casacca numero 8, Robi giocò tutto il campionato marcando 9 reti (alcune meravigliose), contribuendo a salvare il club dalla retrocessione: da quelle parti è ancora ricordato come uno dei migliori giocatori della storia della società:

Poi ancora una stagione all’Olimpija Ljubljana e un’altra (2003/04) all’NK Zagreb, per un totale di oltre 400 incontri disputati in carriera. Nel 2006 fece una fugace riapparizione nel Savski Marof, squadra dell’omonimo villaggio vicino alla capitale croata, che militava in quarta divisione.

Giocatore dalla tecnica individuale sopraffina, Veliki Žuti (“il grande biondo”, altro dei suoi soprannomi) era uno dei più grandi idoli del Sever (la curva Nord del “Marakana”) e miei personali. Anche se ogni tanto (spesso) si lasciava andare in dribbling impensabili, tipo spostando la palla con la suola davanti all’avversario, senza difendere il pallone con il proprio corpo; poi ogni tanto la perdeva ricevendo gli improperi dell’intero stadio, allora spesso pieno e non desolantemente deserto come ora. Qui alcuni esempi:

Durante la sua storia, la Stella Rossa ha reso omaggio ai suoi più grandi giocatori con il titolo di Zvezdina Zvezda ovvero “Stella della Stella” (Rossa). Cinque personaggi hanno ricevuto questo titolo: Rajko Mitić, il citato Šekularac, Dragan Džajić, Vladimir Petrović Pižon e Piksi Stojković. Forse per ricordarsi delle glorie del recente passato in contrasto con il disastroso presente, nello scorso maggio la Zvezda ha deciso di rendere omaggio alla generazione che nel 1991 vinse la Coppa Campioni, dichiarando quella squadra la sesta (e ultima) Zvezdina Zvezda.

Quasi tutti i protagonisti dell’epoca si sono ritrovati a Beograd ed è stata anche la prima volta in Serbia per Prosinečki dopo 18 anni, un modo per rientrare in contatto anche con l’antico compagno Vladan Lukić, come accennato ora presidente del club biancorosso. Poi il secondo ritorno, domenica scorsa per vedere la Stella Rossa perdere altri due punti per strada, e quindi la firma come nuovo allenatore per i prossimi due anni e mezzo. Nel tardo pomeriggio di oggi la presentazione ufficiale, con Robi visibilmente emozionato:

http://www.youtube.com/watch?v=-0Pm0bzzTa8

Nonostante abbia giocato con la Croazia e da tanto tempo non tornasse in Serbia, Robi è ancora considerato da (quasi) tutti i tifosi una legenda. Si tratta del suo primo incarico come allenatore e nessuno sa cosa sarà in grado di dare alla squadra: precedentemente era stato solo secondo di Slaven Bilić prima nell’Under 21 e poi nella nazionale maggiore croata. Sicuramente lo aspetta molto lavoro. Certo è difficile cavare sangue dalle rape: gli ultimi tre anni sono stati disastrosi, solo una Coppa di Serbia la scorsa stagione, mentre il Partizan si è portato a casa tre campionati e quest’anno è anche entrato in Champions.

Comunque sia «Dobro došao kući, Majstore!» (Bentornato a casa Maestro) come hanno detto in molti: è già un’emozione così forte ripensare a quello che è accaduto quasi vent’anni fa. Un secolo fa.

Comments

  1. Che post!

  2. Ah, che ricordi, il Sarrià… Ma non mi ricordavo dei biglietti regalati, ci pensavo proprio l’altro giorno (nel senso che non essendo banale trovare i biglietti per il Real, anche a Barna, mi chidevo come avessi fatto ad averli). Direi anch’io 1-3, ma sai che il “terzo uomo” lo ricorda sicuramente con precisione.
    K

    • Dopo 2 settimane di assenza (forzata) da questo blog, intervengo dopo essere stato chiamato in causa…. (l’avrei fatto comunque)
      Confermo i biglietti regalati in tribuna al Sarrià, in mezzo a tifosi che esultavano sia ai gol del Madrid, sia a quelli dell’Español…
      Confermo anche il risultato, 1-3 e provo a ricordare i marcatori.
      Inizialmente, se non sbaglio, Hierro fallì un calcio di rigore, poi vantaggio madridista con Michel, pareggio dei biancorossi col (futuro) juventino Esnajder (Guy, correggimi se non si scrive così..) e fine primo tempo.
      Poi, nel secondo nuovo vantaggio del Real…. proprio con Roby (mi sembra strano non ve lo ricordiate dopo quella mattinata insieme a lui…) che scartò il portiere e la mise dentro quasi dalla linea di fondo!!!
      Nel finale terzo gol madridista, qui non sono sicuro, ma penso di Hierro. Da ricordare anche il lunghissimo riscaldamento (durato l’intero secondo tempo) sotto il nostro settore di Luis Henrique , che poi il mister del Real (che non ricordo) non fece entrare…
      Veramente un bel ricordo di quella domenica, che era quella di Pasqua del 1993.
      Sperando di aver soddisfatto la vostra curiosità, mando un grosso in bocca al lupo a Roby ed alla Zvezda!!!

      • alessandrogori says:

        si, ricordavo del gol di robi ma non gli altri marcatori.
        cmq secondo me era sabato di pasqua e non domenica, credo 11 marzo. poi controllo.
        bene miele e grazie per la collaborazione.
        g

      • alessandrogori says:

        ovvio, 11 aprile non marzo.
        infatti, poi luis enrique se ne ando’ (al barça sbattendo la porta).
        ecco il tabellino:
        11/04/1993
        Vigésimo novena jornada : En Barcelona (Sarriá)
        R.C.D. ESPAÑOL – REAL MADRID C.F. 1-3
        Árbitro : Gracia Redondo
        Goles : Escaich (30’)
        Hierro (7’), Prosinecki (50’), Zamorano (65’)
        R.C.D. ESPAÑOL :
        Emilio I.; Eloy Pérez, Albesa, Mino, Moj, Urbano (Fonseca, min. 65),
        Elguezabal, Francisco L.A., Kuznetsov, Lluis (Ayucar, min. 65), Escaich.
        (Entrenador: José Manuel Díaz Novoa)
        REAL MADRID C.F. :
        Buyo; Nando, Sanchís, Ramis, Rocha; Míchel, Hierro, Prosinecki, Luis Enrique,
        Butragueño (Alfonso, min. 80), Zamorano (Esnáider, min. 84).
        (Entrenador: Benito Floro)

  3. Mi scuso per un’imprecisione (non sui ricordi…): ho scritto Roby e non Robi. Imperdonabile, visto che per anni mi ha infastidito leggere sulla mia maglia gialla di allenamento della Moggese Dany e non Dani. “Inglesismi-americanate” che non sopporto ( e ci sono cascato…)

  4. Ed invece le mie imprecisioni sulla partita del Sarrià erano diverse, il tabellino è impietoso…
    Se Hierro ha segnato il primo gol, probabilmente era stato Michel a fallire il rigore.
    Il marcatore dell’Español Escaich lo ricordo solo adesso vedendo il tabellino, mentre l’Esnáider da me supposto giocava addirittura col Madrid (è sempre lo stesso che ha vestito, per breve tempo, il bianconero juventino?)
    Sul gol di Robi non c’erano dubbi, mentre Zamorano l’avevo dimenticato.
    Inoltre quello che si scaldò a lungo a bordo campo non era evidentemente Luis Enrique (nel tabellino figura tra i titolari…) ma forse Paco Llorente (può essere, Guy?)
    Di una cosa sono però sicuro e confermo (sono anche andato a controllare…): era la Domenica di Pasqua, non ci sono dubbi!

    Approfitto per augurare BUON NATALE a tutti i frequentatori di questo blog
    (non solo a quelli che scrivono…).
    Ed al suo “fondatore” chiedo di dare notizie dal Sudan…

    • alessandrogori says:

      È vero, è vero, l’11 aprile era domenica, di pasqua appunto, bravo miele.
      Sicuramente era Paco Llorente, che era un fulmine sulla fascia.
      Esnáider si, era lo stesso.
      Notizie da qui in email.
      😉
      g

  5. Ho ripercorso con un senso di piacere venato di nostalgia l’avventura calcistica di Prosinecki, uno dei miei più ammirati “idoli” calcistici.

    Ne rimasi folgorato ammirandolo in un frammento della gara disputata dal croato contro il mio Milan in quel di Belgrado (una “due giorni” di agonia il cui ricordo è ancora indelebile nelle…budella ad un ventennio abbondante di distanza…) dove il biondo danzò anarchico per il terreno di gioco accarezzando voluttuosamente lo “strumento” sino a farlo apparire una naturale prosecuzione dei propri arti inferiori, magari rallentando l’azione ed ignorando i compagni ma certamente estasiando i puristi della tecnica calcistica.

    In generale, da ragazzino (…e “immodestamente” promettente centrocampista a mia volta totalmente refrattario alla parte atletica dell’allenamento, disinteressato agli equilibri tattici…nonchè incline alla “bisboccia”) adoravo la “matrice slava” così prolifica di sublimi e “squilibrati” geni calcistici che, se meglio preparati atleticamente (anche in ottica di prevenzione per la sequela di infortuni muscolari che hanno accompagnato le carriere dei migliori interpreti di quella generazione) ed un minimo “eruditi” tatticamente, avrebbero potuto riscrivere la storia del calcio.

    Intravidi e fui intrigato da Susic.

    Andavo a Verona per imbucarmi agli allenamente dell’odiato Hellas pur di sbirciare la grandezza di Stojkovic che qualche anno prima vidi mettere “a sedere” il piu grande difensore di sempre in quel di S.Siro e che tecnicamente ho reputato superiore al miglior Zidane.

    Savicevic era per il sottoscritto un (in)costante brivido di “folle” piacere lungo la schiena nella propria capacità unica di “vedere” (e sovente mettere in essere…) la giocata ai “mortali” naturalmente preclusa.

    Un dubbio di fondo a parziale confutazione del tutto…

    Se Zvone Boban, sicuramente il miglior “punto d’incontro” tra la astratta fantasia slava ed rigore tattico italico, è compiutamente “esploso” in rossonero (mutando il volto della squadra di Zaccheroni e trascinandola ad un insperato tricolore) giostrando per la prima volta (dall’approdo nel nostro torneo) da trequartista “sdoganato” da oneri di copertura, che fosse forse il calcio a dover ammainare i propri dogmi centenari sull’altare d’un manipolo di indolenti poeti “visionari”?

    Ciao.

    • «… un manipolo di indolenti poeti “visionari”…»
      grazie per le belle parole e per la visita.
      ci sarebbe molto di cui parlare al riguardo, ma per questo il mezzo telematico non funziona così bene.
      chissà che un giorno non ci si trovi davanti a un vino (o a varie rakije)…
      ritorna da queste parti,
      a presto,
      a

  6. Emanuele Poli says:

    Articolo fantastico!
    io andai a vedere, dodicenne accompagnato dallo zio, il quarto di finale di Italia ’90 jugoslavia-Argentina allo stadio di Firenze. Ero un fanatico di Maradona e Il caso volle che si trovarono dei biglietti in parterre di tribuna, una zona vicinissima al campo. Tutte le volte che si avvicinava Diego al vetro divisorio io ero pronto a scattare a incitarlo ma le mandrie di argentini che si accalcavano urlanti mi impaurivano, poi Prosinecki è venuto a battere un fallo laterale di fronte al posto dove ero seduto, io, non so perchè, l’ho salutato e lui mi ha risposto strizzando l’occhio.
    Da quel momento è diventato uno dei miei giocatori preferiti.
    Per la cronaca la partita fece schifo, Maradona pure e tirò un rigore a due all’ora in bocca al portiere.

Lascia un commento

*